Drissa, 25 anni, originario del Mali, è stato tratto in salvo il 23 febbraio 2025 da un’imbarcazione in vetroresina nella zona di ricerca e salvataggio (SRR) libica. Drissa era sempre sorridente, rispettava sempre tutte le regole a bordo e ringraziava i membri dell’equipaggio per tutto ciò che facevano per lui. Da lui emanava un’aura naturale di saggezza.
“Ho lasciato il Mali a causa degli jihadisti che attaccavano il mio villaggio. Queste persone dicono di condurre una guerra religiosa, ma noi pensiamo che non sia così. Questi terroristi, vengono e ti attaccano. Uccidono le persone. Vogliono eliminare la gente in ogni modo possibile. Quando arrivano in un villaggio, arrivano persino a violentare le donne. Sono capaci di tutto: in alcuni villaggi vicini al nostro, hanno violentato delle donne davanti ai loro familiari. Non puoi dire nulla, perché sono armati. Se provi a parlare, ti uccidono. Uccidere gli uomini non significa nulla per loro. Gli uomini sono come polli per loro, è come se uccidessimo polli ogni giorno per mangiarli, per loro un uomo non è niente. Cercano di prendere il potere per poter governare il Paese. Nel mio villaggio hanno ucciso molte persone. Lì è tutto distrutto. Hanno ucciso alcuni dei miei familiari. Da quando ho visto tutto questo, ho capito che non potevamo andare avanti così. Mi sono detto: è meglio lasciare questo Paese. È questo che mi ha spinto a lasciare il Mali e a venire in Europa. Ho attraversato il Niger, l’Algeria e la Libia prima di prendere il mare. Durante l’attraversamento del deserto, siamo stati attaccati diverse volte dalle mafie, soprattutto nel nord del Mali. Alcune persone che erano con me sono state uccise. Si dice che la schiavitù sia finita molto fa, ma quando ho intrapreso questo percorso, mi sono reso conto che è ben lungi dall’essere finita. La situazione è peggiorata rispetto a prima, soprattutto in Algeria e in Libia. Alcune persone continuano a considerare la pelle nera come qualcosa di diverso, qualcosa che non è umano”.