Asmaan*, 34 anni, e Moska, 29 anni, sono sorelle afghane. Insieme al figlio di un mese di Asmaan, Arman*, sono state soccorse con altri 128 sopravvissuti in una complessa operazione di salvataggio nel Mar Ionio, vicino alla costa italiana, il 15 dicembre 2024. I sopravvissuti hanno raccontato ai nostri team di essere stati in mare per quasi sei giorni, partendo da Izmir, in Turchia, tra l’8 e il 9 dicembre.
Asmaan aveva un fidanzato [in Afghanistan] ed è rimasta incinta: “In Afghanistan bisogna essere sposati per avere un bambino. La famiglia del mio fidanzato, legata ai talebani, era contraria a questo matrimonio, perché io sono Hazara, una delle principali minoranze etniche dell’Afghanistan, perseguitata dai combattenti talebani. La mia famiglia è ora in pericolo per questo: mi hanno detto che dovevo lasciare l’Afghanistan”.
Sua sorella aggiunge: “Dobbiamo essere forti, ma siamo molto preoccupate per la nostra famiglia che è ancora in Afghanistan. Se un talebano scopre che un bambino è nato fuori dal matrimonio, la legge talebana prevede di uccidere la donna. La vita di una donna è più a rischio rispetto a quella di un uomo. Ancora di più se è Hazara”.
Così Asmaan ha deciso di fuggire dall’Afghanistan. La sorella minore ha deciso di accompagnarla, per proteggerla e proteggere il bambino che sarebbe nato. Hanno viaggiato in Iran in auto, illegalmente, poi in Turchia. Il viaggio è durato tre settimane: “Abbiamo dovuto anche camminare per un certo periodo. Ero molto stanca e stressata. Ho dovuto fermarmi in Turchia. Siamo andate in ospedale per cercare aiuto e controllare il bambino. Lì il medico mi ha detto che il bambino doveva nascere. Arman è nato con un mese di anticipo a causa del viaggio e dello stress provocato“.
“L’Afghanistan e la Turchia sono i due peggiori paesi al mondo in cui vivere. Il mondo intero ci ha dimenticate, in Afghanistan. Molti paesi europei erano presenti in Afghanistan prima dei talebani (NATO). Avevamo ambasciate che ci aiutavano a fare richiesta di asilo. Ora che ci sono i talebani, se ne sono andati tutti. Ci hanno dimenticate.
La vita in Turchia era molto dura, la polizia ci perseguitava: ci chiedevano i documenti e ci consideravano clandestine. Ci hanno portate alla stazione di polizia e hanno urlato contro mia sorella, ordinandole di tornare in Afghanistan. Anche se era incinta, le hanno ordinato di correre. Ma lei non poteva. Era due giorni prima che Arman nascesse”.
Arman significa “desiderio” in pashto. È nato a Yalova, in Turchia, il 12 novembre 2024.
Moska spiega che dopo il parto sua sorella non stava bene e non aveva abbastanza latte per allattare Arman. Aveva bisogno di riposare: “Abbiamo aspettato un mese perché Asmaan si riprendesse. Dopo di che abbiamo deciso di andare in Europa, forse in Svizzera. Abbiamo sentito che lì potremmo essere al sicuro. Vogliamo solo trovare un posto in Europa dove essere al sicuro e andare all’università per poter trovare un lavoro“.
Asmaan*, Moska* e altri 161 sopravvissuti sono stati poi sbarcati a Ravenna il 17 dicembre 2024.
*nomi cambiati per proteggere l’identità dei sopravvissuti