Più di 180 morti evitabili si sono verificate nel Mediterraneo la scorsa settimana, portando il totale delle vittime a quasi 1.000 persone nel solo 2026, rendendo questo l’inizio d’anno più letale mai registrato. Questa realtà dolorosa e oltraggiosa è il risultato diretto di un decennio di politiche europee volte a privare le persone che attraversano il Mediterraneo di qualsiasi assistenza e mezzi di soccorso, chiudendo deliberatamente gli occhi sui diritti e sulla protezione.
Durante il fine settimana di Pasqua, si teme che più di 80 persone siano morte o risultino disperse dopo il capovolgimento, domenica 5 aprile, di un’imbarcazione in legno nel Mediterraneo centrale. Non si tratta di un evento isolato. In una sola settimana – dal 28 marzo al 5 aprile – si stima che più di 100 persone abbiano perso la vita tentando questa traversata. Considerando tutte le rotte del Mediterraneo, il bilancio in questo periodo potrebbe essere significativamente più alto.
Pochi giorni prima di Pasqua, il 1° aprile, la guardia costiera italiana aveva recuperato 19 corpi e soccorso 58 sopravvissuti da un gommone a sud di Lampedusa; il 29 marzo, un altro naufragio al largo della Tunisia ha causato 19 morti e 21 dispersi, con soli 16 sopravvissuti; sulla rotta del Mediterraneo orientale, 22 persone sono morte al largo di Creta il 26 marzo dopo sei giorni alla deriva e, il 1° aprile, 19 cittadini afghani, tra cui un neonato, sono morti al largo di Bodrum, in Turchia.
«Queste non sono tragiche fatalità inevitabili. Sono il risultato di scelte politiche deliberate che hanno smantellato le operazioni di ricerca e soccorso guidate dagli Stati, sostituendo l’assistenza con la deterrenza e il contenimento, e trasferendo la responsabilità a soggetti incapaci o non disposti a rispettare gli obblighi internazionali. Il risultato è uno spazio marittimo in cui le situazioni di pericolo vengono rilevate ma ignorate, il soccorso è possibile ma non prioritario e le morti in mare sono trattate come una conseguenza accettabile delle politiche», spiega Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia.
«Questa realtà creata dall’uomo», conclude Taurino, «può essere cambiata: chiediamo agli Stati di rispettare il loro dovere legale ripristinando un meccanismo di ricerca e soccorso guidato dallo Stato nel Mediterraneo centrale; al governo italiano di porre fine agli ostacoli alle operazioni SAR delle ONG abrogando le leggi che consentono il fermo arbitrario delle navi. Soprattutto, ciò che accade nel Mediterraneo deve portare a delle assunzioni di responsabilità: tutti i casi di possibile omissione di soccorso, compresi gli eventi documentati tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, devono essere indagati in modo indipendente. I mezzi per prevenire queste morti esistono; invertire questa tendenza è una questione di volontà politica, obbligo legale e responsabilità morale».