Nel 2025 la Ocean Viking ha tratto in salvo 1325 persone, nonostante lo stop obbligato da agosto a oggi per via delle riparazioni da apportare alla nave dopo il feroce attacco della guardia costiera libica. Di queste, 340 venivano dal Bangladesh, 212 dall’Eritrea, 159 dal Pakistan, 152 dal Sudan del Nord e 120 dall’Egitto: questi i 5 paesi da cui le persone sono scappate di più nel 2025 secondo le testimonianze raccolte da SOS MEDITERRANEE, su un totale di 29 diverse provenienze.

La maggior parte dei naufraghi saliti a bordo della Ocean Viking è formata da uomini adulti, ma nel solo 2025 il nostro team ha soccorso e portato in salvo 311 minori e 109 donne, di cui almeno 6 incinte. Tutti hanno la propria storia, molto spesso drammatica: la fuga dalla guerra, da una carestia, da minacce politiche, da violenze domestiche – in particolare per le donne e le ragazze che spesso fuggono da matrimoni forzati o dall’escissione delle proprie figlie – oppure la ricerca di una vita migliore. Secondo le loro testimonianze, arrivano in Libia o in Tunisia, volontariamente o con la forza, per lavorare oppure tramite trafficanti di esseri umani, bande criminali o gruppi armati.

LE TESTIMONIANZE

Molti hanno lasciato Paesi in guerra. Come il Sudan, stravolto da una brutale guerra civile dal 2023. Yes* è stato salvato nel 2025, ha 18 anni e vuole diventare ingegnere. “Voglio far sapere al mondo cosa sta succedendo a El Fasher [capitale del Darfur settentrionale]. Perché siamo sudanesi e i cittadini stanno affrontando molte difficoltà in questo momento. È una situazione terribile. Non capisco perché il mondo non si preoccupi di una situazione del genere con una guerra in corso. Uccidere è una cosa normale lì. Quando qualcuno muore, ormai è una cosa normale. Perché non ci sono forze di sicurezza, i cittadini sono soli. Se non fossi scappato, le Rapid Support Forces mi avrebbero arrestato e costretto a diventare uno di loro”.

Altri sono fuggiti dalla violenza. Neerav è padre di 2 figli, viene dal Bangladesh ed è dovuto scappare perché nel suo paese l’instabilità politica si trasforma spesso in faida sanguinosa. Gli hanno distrutto il bar, attività con cui riusciva a mantenere la famiglia, ed è dovuto scappare prima in Egitto poi in Libia. Da lì ha tentato la traversata del mare: “tutti i bengalesi e alcuni pakistani erano all’interno della barca; i siriani e gli egiziani erano fuori, sul ponte superiore. C’erano 60 o 70 persone. Non c’era ossigeno e, quando la barca è partita, lo spazio chiuso all’interno si è riempito dei fumi del carburante. Non riuscivamo a respirare. Ho vomitato 32 volte. Un ragazzo accanto a me si è bruciato una gamba a causa del carburante della barca che si era mescolato con l’acqua del mare. La sua pelle si staccava. Ricordo di aver perso lentamente conoscenza e poi un amico che mi scuoteva per farmi svegliare. Quando ho aperto gli occhi, dentro la barca erano rimaste solo tre persone. Ero così debole quando mi hanno tirato fuori dal ponte inferiore che non riuscivo a camminare, ma ho capito che eravamo stati soccorsi. Non riuscivo a crederci”.

Samir* e Sonia* provengono dall’Eritrea, sono due insegnanti e sono saliti sulla Ocean Viking a marzo del 2025. Sonia è incinta, e proprio per il loro bambino hanno deciso di cercare un futuro migliore in Europa: “Speriamo di diventare due ottimi insegnanti. Insegneremo al nostro bambino l’amore che abbiamo ricevuto, vogliamo che sappia cosa abbiamo passato. Vogliamo dargli un futuro migliore, non la vita che abbiamo avuto noi. Tutto quello che abbiamo fatto è stato per lui, affinché potesse avere un futuro migliore, una vita migliore”.

Anche Hamid* ha dovuto lasciare l’Eritrea in cerca di una stabilità economica per sé e per la sua famiglia. Ma è stato arrestato più volte, e imprigionato in Libia. La sua famiglia ha dovuto vendere la casa per farlo rilasciare, alla fine è riuscito a prendere la via del mare per raggiungere l’Europa: “Ho un bambino piccolo. Volevamo attraversare il mare insieme, con mia moglie e nostro figlio, ma non avevamo abbastanza soldi. Loro hanno attraversato due mesi prima di me. Ora sono al sicuro in Europa. Finalmente sono in viaggio per raggiungerli e spero di poter aiutare la mia famiglia rimasta in Eritrea”.

Zafir*, originario del Pakistan, ha dovuto lasciare il paese che ama per motivi di sicurezza: “La mia zona è molto bella, ci sono fiumi, montagne, ghiacciai. Tutto è molto verde. Mi piace tutto del mio paese. Ho molti amici, mia madre, mia sorella. Lo amo e mi manca. C’è tutto, ma non ci sono carburante, olio da cucina, zucchero. C’è un ospedale, ci sono medici, ma dentro l’ospedale non ci sono medicine. Quando la strada è aperta posso andare ovunque in Pakistan, ma quando è chiusa non posso uscire da Parachinar. E ora la strada è bloccata. Quindi non posso tornare a casa. Neppure l’ambulanza può arrivare. Gli insorti ucciderebbero l’autista”.  

*I nomi sono stati cambiati per proteggere l’identità delle persone soccorse.