Amani* ha 23 anni e viene dal Darfur. Quando viene salvato dalla Ocean Viking nel novembre del 2024, è con altre 140 persone in un barcone sovraffollato che rischia di affondare. Amani racconta la sua storia: “Vengo dal Darfur, in Sudan. Al momento, le Rapid Support Forces, un gruppo paramilitare, stanno attaccando la gente nella mia regione.
Costringono la gente ad arruolarsi nelle loro milizie, poi ti costringono a uccidere. Se non ti unisci a loro, ti uccidono. Stuprano le donne e distruggono i villaggi. Se fossi fuggito in altre parti del paese, la gente avrebbe pensato che facessi parte di questo gruppo a causa del mio accento, quindi sarei stato in pericolo anche lì. Ho deciso di lasciare il paese per la mia sicurezza. Mentre ero in viaggio verso la Libia, sono rimasto a 20 km dal confine, l’ho attraversato di notte e, una volta dall’altra parte, mi sono nascosto in una fattoria fino al mattino. Ho visto la ciotola dell’acqua per i polli e ho dovuto berla per continuare a camminare sotto il sole cocente del deserto. Alla fine, sono riuscito a raggiungere la costa e, con l’aiuto economico della mia famiglia, ho potuto tentare la traversata del Mediterraneo”.
A 8 mesi di distanza da questo racconto, lo scorso 4 luglio, la Ocean Viking ha soccorso 37 persone in zona sar libica, di cui 30 provenienti proprio dal Sudan. Il racconto di Jamal*, 22 anni, è tristemente simile a quello di Amani: “Sono scappato per via della guerra. Non potevo uscire (in Sudan), non era sicuro. Le Rapid Support Forces vengono e rubano soldi e macchine. Non c’è lavoro. Ho dovuto lasciare il Sudan per via della guerra, sono andato prima in Egitto e poi in Libia, Dalla Libia sono arrivato qui via mare. Non vedo la mia famiglia da un anno e mezzo, è molto difficile ma lo faccio per loro”.
IL CONTESTO
L’International Rescue Committee (IRC) stima che oggi in Sudan siano oltre 30 milioni le persone bisognose di aiuti e 12 milioni gli sfollati dall’aprile 2023: si tratta della crisi di sfollamento più rapida e attualmente più grave al mondo. Nel mezzo di una brutale guerra civile, iniziata ormai due anni fa, le persone sono sottoposte a violenze mirate, abusi sessuali, carestia e al collasso di infrastrutture essenziali.
Anche se la gran parte degli sfollati a causa della guerra civile sceglie di approdare in paesi limitrofi come Egitto, Sud Sudan, Ciad, Libia, Etiopia, Repubblica Centrafricana fino all’Uganda, alcuni tentano la traversata verso l’Europa: nei primi mesi del 2025 gli arrivi in Europa dal Sudan sono aumentati del 38% rispetto all’anno precedente, secondo UNHCR.
Nel 2019, in concomitanza con il colpo di stato che portò alla caduta di Omar Al-Bashir, SOS MEDITERRANEE aveva registrato un aumento degli arrivi dal Sudan: in quell’anno, la maggior parte dei naufraghi soccorsi dalla Ocean Viking proveniva proprio da lì (il 24% del totale, 332 su 1373).
| Anno | Totale naufraghi salvati da SOS MEDITERRANEE | Totale naufraghi provenienti dal Sudan | Percentuale |
| 2018 | 3184 | 212 | 7% |
| 2019 | 1763 | 332 | 24% |
| 2020 | 903 | 62 | 7% |
| 2021 | 2833 | 246 | 9% |
| 2022 | 2505 | 146 | 6% |
| 2023 | 2299 | 167 | 7% |
| 2024 | 1948 | 27 | 1% |
Nel 2020 SOS MEDITERRANEE aveva registrato un calo dovuto probabilmente alla pandemia, i numeri sono poi tornati stabili fino al 2024: in quell’anno, nonostante il conflitto in corso, solo 27 naufraghi salvati dalla Ocean Viking provenivano dal Sudan, appena l’1% del totale. Una delle cause potrebbe essere la feroce campagna di repressione del traffico di migranti messa in atto dalla Libia, paese di transito per raggiungere il Mediterraneo e tentare la traversata: Associated Press ha riportato lo scorso 19 luglio la notizia del respingimento di 700 sudanesi dalla Libia, che sono stati costretti a tornare via terra nel loro paese d’origine.
L’APPELLO
Di fronte a questo scenario drammatico, denunciato anche da un recente report di Medici senza frontiere, si registra la quasi totale indifferenza da parte delle autorità mondiali e degli attori internazionali, concentrati sui conflitti geograficamente più visibili e politicamente più rilevanti, come l’Ucraina e la striscia di Gaza. Noi di SOS MEDITERRANEE riteniamo urgente intavolare azioni di protezione umanitaria per chi è costretto a fuggire dal conflitto come previsto dal diritto internazionale, anche perché le persone sono costrette a scappare da una situazione drammatica, scegliendo spesso soluzioni altrettanto incerte, come la traversata del deserto o del Mediterraneo centrale o l’approdo forzato in paesi in cui non sono garantiti i diritti fondamentali.
*Nomi inventati per coprire l’identità dei sopravvissuti
Le attività di sensibilizzazione di SOS MEDITERRANEE Italia nel 2024 e 2025 sono sostenute anche con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Il supporto dei nostri donatori e partner è fondamentale per portare avanti la nostra triplice missione non solo in mare, ma anche a terra!