Si terrà domani alle ore 10, presso la sala caduti di Nassirya del Senato della Repubblica, la conferenza stampa “10 anni di soccorso in mare nel mediterraneo centrale”, organizzata dalle Ong SAR operanti nel mediterraneo centrale per raccontare questi lunghi anni di vite salvate e di rinascite, ma anche di enormi sofferenze e tragedie. Nel pomeriggio, alla fondazione basso di Roma, avrà luogo l’evento10 Anni di Ricerca e Soccorso in Prima Linea: Salvare Vite Umane, Difendere Diritti”, cui parteciperà anche la direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia Valeria Taurino. Assieme a lei, altri rappresentanti di Ong del soccorso in mare e sopravvissuti alla traversata del Mediterraneo.

DA DOVE ARRIVANO LE ONG

Il 3 ottobre del 2013, davanti alle coste di Lampedusa, 368 persone morirono annegando nel mar Mediterraneo di fronte a un’Europa silente e colpevole: da quel giorno, tutti hanno dovuto guardare quel tratto di mare consapevoli di ciò che stava succedendo. La missione Mare Nostrum nasce proprio in seguito a questo drammatico evento, ma nel novembre 2014 viene chiusa per la mancanza di supporto da parte di altri Stati europei e per le critiche, da diverse parti politiche, che la additavano come pull factor. La missione italiana è stata sostituita da operazioni europee (Triton, EUNAVFORMED, Sophia e Irini) non sufficienti però a coprire le necessità di soccorso nel Mediterraneo e con obiettivi più securitari (controllo dei confini) che umanitari.

Dopo due anni da quel 3 ottobre, un altro tragico naufragio ha riportato gli occhi del mondo sul mediterraneo centrale: il 18 aprile del 2015, a largo di Malta, più di 700 persone hanno perso la vita in mare. Da quel giorno, la società civile ha deciso che di fronte a questo scenario il silenzio sarebbe stato peggio dell’indifferenza della politica: nascono così le Ong Sar, che pattugliano il mare e soccorrono persone da ormai 10 anni, per colmare quel vuoto assordante lasciato dagli Stati europei.

L’OSTRUZIONISMO DELLA POLITICA

Nonostante l’intento umanitario, il tema dei salvataggi in mare diventa presto oggetto di discussione e divisione politica e terreno di scontro ideologico, come se il problema non fossero le persone da salvare ma la propria idea politica da difendere: dal 2017 inizia a prendere forma una narrazione costante volta a criminalizzare le Ong del soccorso in mare, e vengono varati una serie di provvedimenti pensati ad hoc per danneggiare le navi del soccorso civile. Nel 2018 con la stagione dei “porti chiusi” le navi le navi civili hanno dovuto affrontare stand-off lunghissimi, con ritardi nello sbarco che hanno messo a rischio persone già vulnerabili; la prassi dei porti lontani, tutt’ora in vigore, ha tenuto e tiene le navi lontane dalle zone critiche per giorni e giorni, costringendo equipaggio e naufraghi ad allungare inutilmente la propria permanenza (e la propria sofferenza) in mare. L’entrata in vigore del decreto Piantedosi nel 2023 ha poi tenuto le navi ferme per ispezioni o fermi amministrativi ingiustificati per intere settimane, ponendo nuove limitazioni alle imbarcazioni civili di soccorso e sanzioni pecuniarie: tra questi, il dovere di recarsi “senza ritardo” nel porto di sbarco assegnato, scoraggiando così i “soccorsi multipli” e mettendo i Capitani nelle condizioni di violare il decreto o le disposizioni del diritto marittimo internazionale che impongono il soccorso.

Con l’esternalizzazione delle frontiere, con accordi come quello Italia–Libia dal 2017, l’Europa ha delegato i controlli a Paesi non sicuri, moltiplicando intercettazioni e respingimenti illegali, e finanziando e proteggendo attori illegittimi come la Guardia Costiera Libica, che con le motovedette regalate dall’Italia opera contro il diritto marittimo internazionale, riportando le persone nei campi di detenzione libici, e attaccando violentemente le navi del soccorso civile come accaduto a noi lo scorso 24 agosto.

La Ocean Viking è ancora ferma in attesa di ultimare le riparazioni necessarie per il rientro in mare, nel frattempo le persone continuano a morire e chi dovrebbe intervenire continua a latitare: oggi come mai, a 10 anni di distanza dall’inizio delle nostre missioni, quando non sapevamo ancora a cosa stessimo andando incontro, siamo consapevoli che essere lì a salvare donne, uomini e bambini, nel rispetto di ogni logica umanitaria e del diritto marittimo internazionale sia fondamentale, oltreché giusto e necessario, al di là di ogni speculazione politica.

Questo l’intervento della professoressa di Francesca De Vittor, professoressa di diritto internazionale, all’evento “10 Anni di Ricerca e Soccorso in Prima Linea: Salvare Vite Umane, Difendere Diritti”.

 

 

 

Le attività di sensibilizzazione di SOS MEDITERRANEE Italia nel 2025 e 2026 sono sostenute anche con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Il supporto dei nostri donatori e partner è fondamentale per portare avanti la nostra triplice missione non solo in mare, ma anche a terra!