Attraversare il Mediterraneo centrale è un viaggio estremamente pericoloso. Le persone che partono hanno spesso già vissuto mesi o anni di instabilità, violenze, guerra e povertà. A bordo della Ocean Viking, SOS MEDITERRANEE offre protezione, spazi sicuri e supporto psicosociale essenziale. Le persone soccorse restano sulla nave solo fino allo sbarco in un luogo sicuro, ma il team di professionisti fa tutto il possibile per garantire loro dignità e serenità durante la permanenza a bordo. Contestualmente, anche chi soccorre ha bisogno di prendersi cura della propria salute mentale venendo a contatto ogni giorno con storie drammatiche e situazioni estreme.
La salute mentale a bordo delle navi di ricerca e soccorso è un tema importante. E questo perché non solo chi viene salvato, ma anche chi salva, spesso subisce traumi psicologici difficili da rimuovere. In un report medico elaborato lo scorso giugno da SOS MEDITERRANEE, si trovano riferimenti ai problemi di salute mentale che il team deve affrontare a bordo della Ocean Viking, esattamente come affronta le ferite sul corpo dei naufraghi e delle naufraghe, ma anche dei rischi per la salute mentale di chi soccorre. Condurre operazioni di ricerca e soccorso in mare è un compito che comporta grande responsabilità, ma anche un forte impatto emotivo: per questo SOS MEDITERRANEE ha creato SARYouOK, un programma dedicato al benessere mentale dell’equipaggio.
Dominika, responsabile del dipartimento medico e di protezione, coordina le attività post-soccorso, la formazione del personale e i protocolli di cura per i sopravvissuti. Ha anche contribuito a sviluppare il sistema di supporto psicologico per le squadre operative, basato sulle linee guida della International Maritime Rescue Federation (IMRF).
«Anche nei momenti più difficili, sappiamo perché siamo qui»
“Durante la mia prima missione, nel 2018, ho partecipato a un soccorso tragico: il gommone si stava rovesciando e decine di persone cadevano in acqua. Abbiamo rianimato sei bambini, ma due donne non ce l’hanno fatta.
È stato terribile, ma ci ha ricordato perché il nostro lavoro è necessario. Anche se doloroso, sapevamo di aver fatto tutto il possibile.”
— Dominika, Responsabile team medico e protezione a bordo della Ocean Viking
Gli equipaggi delle navi civili di soccorso sono esposti a eventi estremamente traumatici: naufragi, feriti gravi, minacce alla sicurezza o perdita di vite umane.
Anche l’ascolto dei racconti delle persone soccorse — spesso segnati da torture, violenze o detenzione — può generare traumi indiretti. A tutto questo si aggiungono condizioni di lavoro difficili: spazi ristretti, ritmi intensi, maltempo e incertezza politica. Con il tempo, stress, rabbia e frustrazione possono accumularsi e manifestarsi attraverso ansia, insonnia, affaticamento o senso di colpa. Queste reazioni sono normali nelle prime ore o giorni dopo un evento traumatico. Ma se persistono a lungo, possono diventare segnali di stress post-traumatico o burnout e richiedere un supporto professionale.
Dominika racconta che, dopo gli eventi più traumatici, ciò che aiuta di più è il tempo trascorso insieme come squadra: ritrovarsi, parlare, elaborare insieme ciò che è accaduto. È da questa forza collettiva che nasce la capacità di continuare.
Prendersi cura di chi si prende cura
SOS MEDITERRANEE ha strutturato un sistema di preparazione, formazione e sostegno continuo per il benessere delle proprie squadre operative.
Grazie al programma KonTerra, ogni membro dell’equipaggio può accedere a sessioni di supporto psicologico — gratuite, riservate e disponibili in qualsiasi momento.
Il programma si basa su tre pilastri:
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Formazione e preparazione psicologica prima e durante le missioni.
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Supporto individuale continuo, con strumenti per gestire stress e traumi.
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Gestione degli incidenti critici, con assistenza immediata nei momenti più difficili.
Durante la formazione, vengono introdotte tecniche di respirazione, strategie di autoregolazione emotiva e principi di primo soccorso psicologico, applicabili anche tra colleghi.
Il sostegno reciproco è infatti il pilastro più importante: sapere di non essere soli e potersi affidare a chi condivide la stessa esperienza.
Prendersi cura della salute mentale, delle persone soccorse e di chi soccorre, è parte integrante della missione umanitaria di SOS MEDITERRANEE. Per continuare a salvare vite, è fondamentale proteggere anche chi ogni giorno affronta il mare per farlo.
“Durante la mia prima missione, nel 2018, ho partecipato a un soccorso tragico: il gommone si stava rovesciando e decine di persone cadevano in acqua. Abbiamo rianimato sei bambini, ma due donne non ce l’hanno fatta.