La Corte Costituzionale ha emesso oggi una Sentenza che è solo apparentemente negativa, ma che invece ristabilisce le norme fondamentali che regolano il soccorso in mare. Riconosce il carattere punitivo del Decreto Piantedosi e lo sottopone di nuovo all’alveo del Diritto Internazionale, ponendo al contempo un importantissimo precedente per i giudici di merito.
Milano, 8 luglio 2025 – La sentenza della Corte costituzionale n. 101/2025, pur dichiarando ammissibili ma infondate tutte le questioni sollevate dal Giudice del Tribunale di Brindisi, ha portato molta chiarezza sulla disciplina italiana contro le ONG e il cosiddetto “Decreto Piantedosi”.
«La sentenza di oggi – dichiara Valeria Taurino, direttrice generale di SOS MEDITERRANEE Italia – pur dichiarando infondate le questioni tecniche legate alla costituzionalità della ‘lettera’ della Legge, ne reinterpreta lo spirito in modo conforme a quanto noi abbiamo sempre sostenuto: la Legge del Mare non può essere aggirata da norme punitive e discriminatorie e qualsiasi ordine contrario ad essa è da considerarsi illegale e illegittimo. In mare c’è solo un dovere: quello di salvare vite umane, e noi continueremo a farlo».
Anche se tante altre questioni di legittimità restano aperte perché non sono state oggetto della decisione, la Corte ha espresso principi determinanti per orientare l’attività dei capitani, della pubblica amministrazione italiana ed eventualmente dei giudici chiamati a pronunciarsi, da ora in avanti, sulla legittimità dei fermi amministrativi previsti dalla legge.
La Corte, infatti, ha riconosciuto espressamente il carattere punitivo e penale dei fermi amministrativi, levando la maschera alla propaganda governativa che tentava di giustificare le pesanti sanzioni previste dalla legge sotto le spoglie di prevenzione e sicurezza: la misura di fermo, nello scritto dei Giudici della Consulta – è a “vocazione marcatamente dissuasiva” (paragrafo 11 della Sentenza).
Altro punto importantissimo è quello col quale la Corte afferma che le indicazioni che devono essere rispettate dai comandanti delle navi umanitarie sono quelle – e soltanto quelle – “legalmente date” e “conformi alle regole della Convenzione di Amburgo e delle altre norme concernenti di soccorso in mare“. “L’inosservanza non può essere sanzionata in quanto tale ma in quanto abbia ad oggetto un provvedimento legittimo dal punto di vista formale e sostanziale” (par. 13.5).
Un passaggio, quest’ultimo, che non può non fare pensare alle false dichiarazioni della guardia costiera libica, in più di un’occasione fonte unica in base alla quale le autorità italiane hanno emesso i fermi amministrativi previsti dal “decreto Piantedosi”. La Corte dunque stabilisce che, in tali casi, le navi di soccorso hanno il diritto e il dovere di contravvenire agli ordini che contrastano con le norme internazionali. E i giudici italiani dovranno tenerne conto.
Infatti, dopo avere ricostruito il quadro della normativa internazionale e l’importanza che il soccorso si concluda in un porto sicuro in cui siano garantiti i diritti fondamentali delle persone nel più breve tempo possibile e senza gravosi oneri per il capitano, i giudici affermano chiaramente che “non è vincolante pertanto un ordine che conduca a violare il primario ordine di salvataggio della vita umana e che sia idoneo a metterla a repentaglio e non ne può essere sanzionata l’inosservanza” (par. 26), principio che vale tanto più con riferimento al divieto di respingimento e al divieto di tortura e trattamenti inumani, rispetto ai quali “non sono ammesse deroghe”.
In altre parole, ciò che la Corte dice è chiaro: il ‘Decreto Piantedosi’ è in sé legittimo, ma soltanto se interpretato e applicato in modo compatibile con la Costituzione. Esattamente il contrario rispetto alle intenzioni del governo che aveva inteso la norma come un mezzo per punire e ostacolare i soccorritori, metterli sotto il giogo della guardia costiera libica e così scavalcare la legalità e il diritto internazionale.
“Ci auguriamo – continua Valeria Taurino – che i princìpi evidenziati dalla Consulta portino alla fine di ogni attività, prassi o politica di criminalizzazione delle navi umanitarie le quali, con spirito di collaborazione, devono essere trattate per quello che effettivamente fanno: salvare vite di persone in pericolo e in fuga da persecuzioni e torture e contribuire al sistema globale di ricerca e soccorso in mare”.
Le attività di sensibilizzazione di SOS MEDITERRANEE Italia nel 2024 e 2025 sono sostenute anche con i fondi Otto per Mille della Chiesa Valdese. Il supporto dei nostri donatori e partner è fondamentale per portare avanti la nostra triplice missione non solo in mare, ma anche a terra!