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Dopo uno stallo senza precedenti alle porte d’Europa, la Ocean Viking ha iniziato questa mattina le operazioni di sbarco di 230 naufraghi, tra cui oltre 55 minori, nel porto di Tolone, in Francia, e si prepara a tornare in mare molto presto. SOS MEDITERRANEE si appella alla solidarietà degli Stati e dei cittadini europei per un’applicazione rigorosa del diritto marittimo nel Mar Mediterraneo.  

Alcuni dei 234 sopravvissuti salvati tra il 22 e il 26 ottobre hanno trascorso ventuno giorni sul ponte della Ocean Viking – nave di ricerca e soccorso noleggiata da SOS MEDITERRANEE e gestita in collaborazione con la Federazione internazionale della Croce e Mezzaluna rossa – in attesa del completamento del soccorso, che avviene solo con lo sbarco in un Porto Sicuro. Questa attesa ha costituito il periodo di stallo più lungo mai vissuto dalle persone soccorse da SOS MEDITERRANEE dall’inizio delle sue missioni, nel 2016, ad oggi. 

Ogni ora e ogni giorno in più trascorso in mare ha un impatto negativo sul benessere fisico e mentale dei sopravvissuti e mette a repentaglio la loro sicurezza, così come quella dell’equipaggio. 

Almeno 20.182 donne, bambini e uomini hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale dal 2014, e dall’inizio dell’anno sono stati documentati almeno 1.269 decessi. Questo tratto di mare è considerato la rotta marittima migratoria più letale al mondo dal 2014, quando gli Stati europei hanno ritirato dal Mediterraneo gli assetti navali e le risorse marittime in grado di condurre efficaci operazioni di ricerca e soccorso. I tentativi di bloccare le navi umanitarie non faranno che ridurre, come già successo in passato, le capacità di soccorso e, dunque, aumentare il numero di persone che perdono la vita nel Mediterraneo. 

“Prevediamo di tornare in mare molto presto, entro poche settimane. Niente ci farà rinunciare all’imperativo del soccorso in mare. È criminale lasciare questo spazio marittimo senza mezzi e risorse dedicate al soccorso. Tuttavia, stiamo affrontando grandi difficoltà economiche, a causa di un importante aumento del costo delle nostre operazioni dopo l’inizio della guerra in Ucraina. 

Chiediamo oggi sostegno finanziario a coloro che condividono i nostri valori e desiderano contribuire a salvare vite umane: cittadini, enti privati, associazioni, istituzioni, enti locali. Allo stato attuale delle nostre finanze, non possiamo garantire la continuità e la sostenibilità delle nostre missioni in mare che per qualche mese”, afferma Alessandro Porro, presidente di SOS MEDITERRANEE Italia. 

A partire dallo scoppio della guerra in Ucraina, il 2022 si è rivelato estremamente complesso dal punto di vista economico. SOS MEDITERRANEE ha dovuto affrontare una crescita dei costi delle missioni in mare di oltre 1 milione di euro, a causa dell’aumento del prezzo del carburante, dell’inflazione e dell’aumento delle tariffe dei nostri fornitori di servizi. Allo stesso tempo sono diminuite le donazioni private, per una minore disponibilità economica dei cittadini e per lo spostamento di parte delle donazioni private verso la causa ucraina. 

Facciamo appello alla solidarietà della società civile europea affinché il diritto marittimo sia rispettato e applicato nel Mediterraneo centrale. Gli Stati dell’Unione Europea devono smettere di ignorare le richieste di aiuto o, peggio, impedire il lavoro di chi supplisce alle loro mancanze. I Paesi costieri più vicini alle nostre operazioni devono rispettare il diritto internazionale e consentire ai naufraghi soccorsi in mare di sbarcare quanto prima in un luogo sicuro, come previsto dal diritto marittimo. Ed è imperativo che gli Stati membri dell’UE mostrino solidarietà con i Paesi costieri attraverso l’attuazione di un meccanismo di sbarco prevedibile ed efficiente e con l’istituzione di sistemi di ricerca e soccorso coordinati. Una simile crisi in mare non deve più ripetersi.