Dhikra ha 24 anni e viene dal Sudan. Faceva parte di un gruppo di 46 persone soccorse da un gommone in difficoltà in mare a gennaio del 2026. Molte delle persone a bordo erano in condizioni molto gravi a causa dell’inalazione di carburante.
Poco prima di sbarcare dalla Ocean Viking nel porto di Palermo, ha scritto una preghiera su un disegno della bandiera sudanese lasciato in un centro di accoglienza per donne.
«L’ho scritta per il mio Paese. Il Sudan è il mio paradiso. Ho chiesto a Dio di proteggerlo».
Per Dhikra, il Sudan è molto più delle immagini della guerra. È memoria, bellezza e orgoglio. Parla di paesaggi lontani dalle città e delle antiche piramidi, spesso messe in ombra da quelle egiziane.
«Il Sudan non è solo guerra e distruzione. Porto con me il ricordo di un Sudan bello».
Quando la violenza è aumentata, rimanere è diventato impossibile, soprattutto per una donna. La sua famiglia ha insistito perché partisse, per proteggersi.
«Come donna, non ero più al sicuro. La mia famiglia mi ha chiesto di andare via».
Ha attraversato il Sahara da sola, viaggiando con degli sconosciuti, tra cui famiglie con bambini, sotto un caldo estremo, su un’auto che spesso non aveva abbastanza carburante o acqua. In Libia ha affrontato la detenzione e la violenza, ma anche momenti di inaspettata umanità.
«Ci sono persone cattive ovunque, ma ci sono anche persone buone».
Oggi Dhikra guarda al futuro. In Sudan ha studiato arte artigianale e spera di poter continuare a creare, condividendo al tempo stesso le conoscenze agricole della sua famiglia.
«Voglio restituire all’Europa ciò che ho imparato in Sudan».
*nome modificato per proteggere l’identità della sopravvissuta
CREDITS COPERTINA: Tess Barthes/SOS MEDITERRANEE