La diminuzione degli arrivi rivendicata dal Governo Meloni non si è tradotta in un calo dei decessi in mare – anzi, al contrario, i numeri dimostrano che attraversare il Mediterraneo è diventato sempre più letale.

In questi giorni assistiamo a continue dichiarazioni del Governo Meloni sulla diminuzione delle persone migranti che arrivano in Italia. Se è vero che sono meno le persone che attraversano il Mediterraneo centrale, è anche vero che quello che viene taciuto è che il rischio di morire o di scomparire è diventato più alto.

Mentre il calo del numero di arrivi viene presentato come prova del miglioramento delle politiche migratorie,  i dati sulla mortalità suggeriscono il contrario. Tra gennaio e agosto 2026, il numero di persone che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo centrale è sceso del 39% (da 59.150 a 35.912* ) – ma il tasso di mortalità è salito dall’1,5% al 2,6%, il che significa che chi attraversa oggi corre un rischio maggiore di morire rispetto a chi ha percorso la stessa rotta un anno fa. Si stima che attualmente muoia almeno 1 persona ogni 38 che tentano la traversata, rispetto a 1 su 68 dello scorso anno.

Un’altra questione che non viene detta è che questa strategia spinge le persone verso rotte più lunghe e rischiose. Con lo spostamento dei punti di partenza, le persone stanno prendendo sempre più spesso la rotta dalla Libia a Creta – un tratto di mare aperto più lungo, con minore sorveglianza e copertura SAR (ricerca e soccorso) – che ora rappresenta circa i due terzi di tutti gli arrivi via mare in Grecia (12.943 su 19.118) e il 61% di tutti i decessi registrati su quella rotta (237 su 386). I decessi sulla rotta del Mediterraneo orientale sono complessivamente aumentati dell’80% quest’anno. Considerare isolatamente il calo degli arrivi nasconde questo cambiamento di rotta e, con esso, il fatto che le persone siano costrette a intraprendere un viaggio più lungo e più pericoloso.

L’invisibilità dei decessi in mare è ormai diventata  una caratteristica strutturale della traversata: il numero dei morti e dei dispersi nel Mediterraneo rappresenta una stima minima piuttosto che un conteggio completo. Il Progetto Migranti Scomparsi dell’OIM ha riconosciuto che, oltre al totale pubblicato, mantiene un elenco separato di decessi segnalati che non è ancora stato in grado di verificare (circa 400 casi aggiuntivi finora nel 2026). Nessuno di questi è riportato nel conteggio ufficiale. “Il mese di agosto offre un esempio concreto di ciò che si nasconde dietro questo divario – dichiara Valeria Taurino, Direttrice di SOS MEDITERRANEE, nel corso del mese, sono stati rinvenuti almeno 41 corpi in mare o portati a riva sulle coste libiche, senza alcun collegamento con alcun naufragio documentato, diciassette dei quali avvistati direttamente da Albatross, l’aereo della nostra missione di monitoraggio. Pertanto, il bilancio attuale per agosto probabilmente non riflette la vera entità delle perdite umane”.

Note:

*Questa cifra include gli arrivi in Italia (19.129), le intercettazioni  da parte della Guardia Costiera libica (15.790) e i decessi e le persone scomparse (938).

Nota metodologica: per quanto riguarda il tasso di mortalità. Questo tasso di mortalità è calcolato utilizzando i dati sugli arrivi (UNHCR), sui decessi e sulle sparizioni (Progetto Migranti Scomparsi dell’OIM) e sugli intercettamenti (OIM Libia). Questa stima va interpretata con cautela, poiché risente della limitata disponibilità di dati: i dati sugli intercettamenti sono incompleti, dato che le autorità tunisine non pubblicano cifre relative agli intercettamenti da giugno 2024, e i dati dell’OIM su decessi e sparizioni sono ampiamente considerati sottostimati. Di conseguenza, il vero tasso di mortalità è probabilmente più elevato di quanto suggerisca questa stima.

 

CREDITS COPERTINA: Claire Juchat/SOS MEDITERRANEE