Oggi, durante un volo di monitoraggio sul Mediterraneo centrale, l’equipaggio di Albatross, l’aereo di monitoraggio gestito congiuntamente da SOS MEDITERRANEE e dall’Humanitarian Pilots Initiative (HPI), ha assistito a una scena straziante: i corpi di 11 persone che galleggiavano in mare, in avanzato stato di decomposizione. Mentre l’aereo volava a quota più bassa, l’equipaggio è riuscito a distinguere ulteriori dettagli: alcuni dei corpi indossavano ancora i vestiti, altri galleggiavano grazie a camere d’aria di pneumatici.

Sebbene le circostanze e il momento esatto del naufragio rimangano sconosciuti, questa testimonianza è un duro promemoria delle conseguenze umane delle politiche letali dell’Europa, improntate all’indifferenza e alla deterrenza a tutti i costi. Si aggiunge al bilancio sempre più pesante delle vite perse su questa rotta, dove, secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), dall’inizio dell’anno sono morte o sono scomparse almeno 872 persone – un aumento del 24% rispetto allo stesso periodo del 2025, quando erano stati documentati almeno 702 decessi. Queste morti non sono tragici incidenti, ma il risultato prevedibile di scelte politiche deliberate

Da oltre un decennio, gli Stati membri dell’UE si sono sottratti alle proprie responsabilità in materia di ricerca e soccorso in mare, ostacolando e criminalizzando sistematicamente le operazioni di soccorso condotte da civili. Allo stesso tempo, il continuo sostegno alla Guardia Costiera libica, compresa la fornitura di risorse, formazione e attrezzature, ha reso la traversata via mare un viaggio molto più rischioso per chi tenta di intraprenderla.

Il numero di persone che arrivano in Europa attraverso il Mediterraneo centrale è diminuito, ma una percentuale maggiore perde la vita lungo il percorso. Il numero di persone che arrivano in Italia è sceso del 56%, un dato spesso sottolineato dal governo italiano come prova del successo delle sue politiche migratorie. Ma il calo degli arrivi non ha reso la traversata più sicura: il tasso di mortalità stimato si attesta ora a quasi il 3%, il che significa che circa una persona muore o scompare ogni 35 che tentano la traversata. Queste cifre dimostrano che un minor numero di partenze non ha comportato un minor numero di morti, ma piuttosto un rischio crescente per la vita di coloro che continuano a intraprendere il viaggio.

Questo non è l’unico segnale di un peggioramento delle condizioni di sicurezza in mare. Negli ultimi mesi, la nostra missione di monitoraggio aereo ha osservato nelle acque internazionali una crescente presenza libicatra cui motoscafi senza contrassegni e nuove imbarcazioni della Guardia Costiera libica – che adottano comportamenti minacciosi o intimidatori nei confronti delle imbarcazioni di ricerca e soccorso e delle persone in difficoltà. Due recenti incidenti, a cui il nostro equipaggio ha assistito direttamente, illustrano questo andamento.

Il 12 agosto, mentre sorvolava il Mediterraneo centrale a sostegno delle navi di soccorso presenti nell’area, Albatross ha assistito a due intercettazioni da parte di soggetti libici nel giro di un’ora. Alle 12:42, l’equipaggio aveva avvistato un’imbarcazione di legno blu con a bordo circa 50 persone, tra cui tre donne, che andava alla deriva senza attrezzature di salvataggio. Alle 16:39, l’equipaggio dell’Albatross ha osservato sul posto due gommoni a scafo rigido (RHIB) non identificati: uno trainava l’imbarcazione di legno ormai vuota, l’altro trasportava persone che erano già state prese a bordo.

Meno di un’ora dopo, alle 17:34, Albatross ha assistito a un secondo violento intercettamento nella stessa zona. L’incidente ha coinvolto un gommone nero, sovraffollato, che trasportava circa 30 persone, tra cui bambini e neonati, senza alcuna attrezzatura di salvataggio visibile a bordo. L’imbarcazione stava navigando in modo irregolare nella regione libica di ricerca e soccorso a nord di Tripoli quando l’equipaggio ha avvistato una motovedetta della Guardia Costiera libica di classe TS 300 che si avvicinava ad alta velocità.

Secondo SOS Humanity, alla nave di soccorso Humanity 1, che si trovava nelle vicinanze ed era in grado di prestare soccorso alle persone in pericolo, è stato invece ordinato dalla Guardia Costiera libica di lasciare la zona e dirigersi verso nord.

La motovedetta ha quindi inseguito il gommone per circa 40 minuti, compiendo una serie di manovre aggressive e pericolose, speronando il gommone più volte e tentando di legarlo con una corda mentre era in navigazione, mettendo a rischio la vita delle persone e l’integrità dell’imbarcazione prima che l’intercettazione fosse completata.

La motovedetta TS 300 è stata fornita alle autorità libiche tramite SIBMMIL, il principale programma di gestione delle frontiere e della migrazione in Libia finanziato dall’UE, che avevamo analizzato a fondo con IrpiMedia in questo report. Quando imbarcazioni finanziate dall’UE vengono utilizzate in episodi violenti come questo, sorgono interrogativi sulla responsabilità a cui le istituzioni europee hanno finora scelto di non rispondere. In assenza di responsabilità, è probabile che episodi del genere si ripetano.

CREDITS: Camille-Martin-Juan/SOS-MEDITERRANEE