A nove anni dall’avvio di un lungo procedimento giudiziario contro il team di Ricerca e Soccorso tra cui un membro di SOS MEDITERRANEE il Tribunale penale di Catania ha assolto, il nostro collega e gli altri ex membri dell’equipaggio dell’Aquarius dalle accuse relative a presunte attività illegali e traffico illecito di rifiuti. 

Il caso fa seguito a una lunga indagine condotta dalla Procura di Catania sullo smaltimento dei rifiuti a bordo, in particolare sugli indumenti appartenenti alle persone soccorse e dei rifiuti generati dalle attività mediche durante le operazioni della Aquarius nel 2017 e nel 2018. La Procura ha classificato tali articoli come rifiuti sanitari infettivi che richiedono un trattamento speciale – una qualificazione che SOS MEDITERRANEE ha costantemente contestato. 

SOS MEDITERRANEE accoglie con sollievo questa decisione, nonostante il notevole peso che ha comportatoall’organizzazione e al suo personale per molti anni. Allo stesso tempo, ribadiamo la nostra profonda fiducia nella professionalità dei nostri team e nella piena conformità di ogni aspetto delle nostre operazioni rispetto alle norme e ai regolamenti marittimi, ambientali e altri standard rilevanti. 

Questo caso è l’ennesimo esempio di come i governi italiani manipolino la legge e strumentalizzino le norme amministrative per ostacolare, intralciare e criminalizzare le attività di salvataggio delle organizzazioni SAR che operano nel Mediterraneo centrale. 

Nota della redazione 

Il 5 novembre 2018, SOS MEDITERRANEE e il suo partner dell’epoca, MSF, sono stati informati di una richiesta di sequestro dell’Aquarius, un’ex nave di soccorso gestita da SOS MEDITERRANEE. 

La decisione è stata presa al termine di un’indagine durata un anno condotta dalla Procura di Catania in merito allo smaltimento dei rifiuti di bordo, con particolare riferimento agli indumenti delle persone soccorse e ai rifiuti derivanti dalle attività mediche svolte a bordo durante le operazioni dell’Aquarius nel periodo 2017-2018. Secondo il pubblico ministero, tali articoli – indumenti dei migranti, avanzi di cibo e rifiuti sanitari – dovevano essere considerati rifiuti sanitari infettivi e gestiti di conseguenza, con costi più elevati. 

Le accuse del pubblico ministero, rivolte all’allora Coordinatore delle attività SAR di SOS MEDITERRANEE, riguardavano un’attività illegale finalizzata al traffico illecito di rifiuti al fine di risparmiare denaro, creando al contempo, secondo quanto sostenuto, un rischio sanitario sul territorio italiano.  

Per la gestione dei rifiuti a bordo di tutte le nostre imbarcazioni di soccorso, SOS MEDITERRANEE e i membri del suo team hanno sempre seguito procedure standard basate sulle normative vigenti e su contratti regolari con agenti portuali e aziende autorizzate. Tutti i rifiuti a bordo sono stati consegnati all’azienda autorizzata per la gestione dei rifiuti e destinati allo smaltimento regolare. Da quando sono iniziate le attività in mare, non è mai stato riscontrato alcun rischio sanitario per la salute pubblica a bordo di un’imbarcazione di soccorso.