Il nuovo Patto sulla Migrazione e l’Asilo, in vigore dal 12 giugno 2026, trova in Italia un’applicazione nel Dl 1869 che introduce misure restrittive e rischia di compromettere il rispetto del diritto internazionale e del soccorso in mare.
Il Nuovo Patto su Migrazione e Asilo è stato proposto nel settembre 2020 e concordato tra il Parlamento europeo e il Consiglio nel dicembre 2023. Si tratta di una riforma del quadro normativo dell’UE in materia di migrazione e asilo, che introduce nuove norme in materia di screening, procedure di asilo, ripartizione delle responsabilità tra gli Stati membri, gestione delle crisi e raccolta di dati sugli arrivi. Adottato nel 2024, il Patto è entrato in vigore a partire da giugno 2026.
Di fatto segna la fine del diritto di asilo nell’Unione Europea per come l’avevamo conosciuto finora, rafforzando un approccio securitario nella gestione dell’immigrazione e segnando un passo indietro nella tutela delle persone migranti e dei loro diritti.
Di cosa si tratta
Il Patto si articola principalmente attorno a quattro aree di intervento politico: che sono descritte dalla UE come segue:
- Il rafforzamento del controllo dei confini;
- l’accelerazione delle procedure di asilo;
- la maggior cooperazione tra Stati Membri UE;
- la maggior cooperazione con i Paesi terzi per prevenire partenze irregolari.
Queste aree di intervento, oltre a fare ampio affidamento sull’esternalizzazione delle frontiere (aumentando la cooperazione con Paesi terzi come la Libia), continuano a trattare la migrazione con un approccio securitario, trascurando la dimensione umanitaria. Dal punto di vista della ricerca e soccorso in mare, il quadro approvato rischia di ridurre la protezione e diminuire ulteriormente i diritti delle persone in movimento, senza affrontare l’urgente necessità di un sistema europeo adatto alla ricerca e al soccorso nel Mediterraneo.
Come testimoniano ripetutamente i sopravvissuti a bordo delle navi di soccorso, le persone continueranno a intraprendere viaggi pericolosi finché non esisteranno alternative sicure e legali.
Secondo il diritto marittimo internazionale, l’obbligo di soccorrere le persone in pericolo in mare e di garantirne lo sbarco in un Luogo Sicuro (Place of Safety) rimane invariato. Tuttavia, l’assenza di una componente SAR (Search and Rescue) specifica mostra come il Patto abbia ignorato le criticità relative al coordinamento dei soccorsi nel Mediterraneo.
Il Disegno di Legge n. 1869 in Italia e i potenziali rischi
La proposta legislativa italiana volta ad attuare il Patto UE è attualmente in esame al Parlamento come Disegno di Legge n. 1869 e contiene disposizioni controverse che andrebbero oltre a quanto richiesto dal Patto stesso.
- Divieto temporaneo di ingresso: il governo potrebbe vietare l’accesso alle acque territoriali italiane a determinate imbarcazioni per un periodo fino a 30 giorni (rinnovabile fino a sei mesi).
- Condizioni di applicazione: il divieto scatterebbe in caso di gravi minacce all’ordine pubblico, alla sicurezza nazionale o in presenza di una “pressione migratoria eccezionale”.
- Sanzioni finanziarie e confisca delle imbarcazioni: previste in caso di violazioni ripetute delle disposizioni.
SOS MEDITERRANEE, insieme a diverse organizzazioni umanitarie, ha espresso preoccupazione per alcune disposizioni incluse nel Disegno di Legge, ritenendo che possano compromettere il rispetto del diritto internazionale marittimo, dei rifugiati e dei diritti umani.