Sguardo sul Mediterraneo #25 – Weekend di caos: ancora naufragi e respingimenti

Sguardo sul Mediterraneo #25 – Weekend di caos: ancora naufragi e respingimenti

La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

>Aggiornato al 3 marzo 2021 

Urgenza senza finenumerosi casi di distressdi naufragi o soccorsi e un numero allarmante di respingimenti in Libia 

L’emergenza umanitaria nel Mediterraneo è ormai gravissima ma negli ultimi due fine settimana (19- 21 febbraio e 26  28 febbraiocentinaia di persone hanno tentato di fuggire dalla Libia a bordo di imbarcazioni non idonee alla traversata. Tutti gli attori civili – sia aerei che marittimi – di ricerca e salvataggio (SAR) nel Mediterraneo centrale e le organizzazioni internazionali in Libia denunciano l’acutissima crisi sulla rotta migratoria più pericolosa al mondoMentre è in allarmante crescita il numero di intercettazioni da parte dalla guardia costiera libica e di persone respinte verso il Paese nordafricano. 

Cronologia di una grave crisi nel Mediterraneo centrale: 19 – 21 febbraio 

Tra il 19 e il 21 febbraio, gli aerei civili Moonbird di Sea Watch e Colibri 2 di Pilotes Volontaires hanno avvistato numerose imbarcazioni in pericolo: 5 gommoni in pericolo nella sola giornata del 20 febbraio (Moonbird). I aerei delle ONG umanitarie hanno anche assistito a varie intercettazioni in mare da parte della guardia costiera libica. Mentre la rete di monitoraggio civile Alarm Phone ha segnalato numerose chiamate di soccorso e ritardi negli interventi da parte degli attori statali. 

 Il 19 febbraio, la Aita Mari dellONG basca Salvamento Marítimo Humanitario ha soccorso 102 persone, incluso un neonato di 7 mesi e donne incinte, da unimbarcazione di legno in pericolo nella regione maltese di ricerca e soccorso (SRR). LAita Mari ha poi incrociato un’altra barca in pericolo con circa 46 persone a bordo che i soccorritori hanno assistito, distribuendo salvagenti e cibo, perché la capienza a bordo era già al limite. Ai 102 sopravvissuti a bordo della Aita Mari è stato infine assegnato il porto di Augusta, dove sono stati fatti sbarcare tra il 22 il 23 febbraio. 

Ma i naufragi non cessano sulla rotta del Mediterraneo centrale: nella notte tra il 19 e il 20 febbraio, un’imbarcazione di legno si è capovolta al largo di Lampedusa durante il trasferimento delle persone a bordo delle navi della Guardia Costiera Italiana e della Guardia di Finanza, come riportato dalla Guardia costiera italiana ai media47 persone sono state soccorse e per i 7 dispersi – a sole 15 miglia da Lampedusa – è scattata un’operazione di ricerca. 

Il 21 febbraio, Pilotes Volontaires ha riferito di un soccorso – condotto dalla Guardia costiera italiana – di una barca in pericolo avvistata vicino alle coste italiane. I sopravvissuti sono stati fatti poi sbarcare a Lampedusa. A bordo di quello che sembrerebbe essere lo stesso gommone, c’era anche una donna incinta, che ha dato alla luce la piccola Fatima durante la traversata, come riporta Mediterraneo Cronaca. Mentre un gommone partito dalla Libia con 55 persone a bordo ha raggiunto autonomamente Malta, domenica 21, come segnala il quotidiano Malta Today  

Nello stesso caotico e letale weekend sul fronte del SAR, navi commerciali che operano sulle piattaforme petrolifere al largo della Libia sono state coinvolte in operazioni di salvataggio.  La nave Vos Triton ha soccorso 77 persone e recuperato un cadavere. Una donna incinta è stata evacuata poco dopo per ragioni mediche al largo di Lampedusa, mentre gli altri sopravvissuti sono stati sbarcati a Porto Empedocle (La Stampa). Allo sbarco, il team dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) ha raccolto testimonianze accurate che confermano un drammatico naufragio avvenuto sabato 20 febbraio: almeno 41 persone sono annegate e risultano finora disperse tra le 120 persone inizialmente a bordo del gommone soccorso dalla Vos TritonLa Procura di Agrigento ha avviato un‘indagine su quanto accaduto subito dopo il salvataggio, perché la nave, prima di puntare a Nord, aveva fatto rotta verso la Libia, che secondo la legge marittima non è un porto sicuro per lo sbarco dei sopravvissuti. Secondo La Stampa e i primi elementi dellindagine della Procura di Agrigento, “non emergono insurrezioni a bordo della Vos Triton”, come inizialmente riportato, ma “emergerebbe soltanto un evidente disappunto dei naufraghi quando hanno appreso la notizia del loro ritorno in Libia. 

Anche la nave privata Asso 30 ha soccorso 232 naufraghi, fra cui c’era un cadavere, ed ha poi attraccato e fatto sbarcare i sopravvissuti e la salma nel porto di Porto Empedocle.   

Segnale che le partenze numerose non si fermano sulla rotta più pericolosa del mondo, 157 persone sono state soccorse dalla guardia costiera tunisina da imbarcazioni, e corpi sono stati recuperati. Mentre vari arrivi autonomi sono avvenuti sulle isole di Lampedusa, Pantelleria e della Sardegna, da imbarcazioni provenienti dall’Algeria, dalla Libia o dalla Tunisia (vedi gli articoli di Mediterraneo Cronaca). Nello stesso fine settimana (del 19-21 febbraio) gli aerei di Frontex hanno avvistato 9 barche in pericolo nel Mediterraneo centrale, con più di 800 persone a bordo. In un tweet, lagenzia ha dichiarato di aver allertato e fornito aggiornamenti regolari a tutti i centri di soccorso nazionali nella zonaEppure nei suoi tweet, Frontex non fornisce alcuna informazione sul luogo di sbarco di queste persone, dopo che l’agenzia ha allertato le autorità su questi casi di rischio di naufragio. Sempre secondo Frontex, una delle barche sarebbe stata soccorsa da un peschereccio 

 Un fatto da sottolineare: sono in costante e allarmante aumento i respingimenti verso la Libia. Secondo l’OIM Libia, 1.315 persone sono state forzatamente riportate in Libia e almeno 6 corpi recuperati nel periodo tra il 16 e il 22 febbraio. Conseguenze o eventi collaterali di queste intercettazioni in mare da parte della guardia costiera libica, almeno 6 morti sono stati segnalati e 5 persone scomparse in circostanze non chiare, ma il numero di morti e dispersi potrebbe essere ben maggiorePilotes Volontaires ha infatti pubblicato il video di unintercettazione molto grave di cui è stata testimone il 21 febbraio scorsoda parte della guardia costiera libicaalmeno 20 persone sono finite in acqua e ad oggi nessuno sa se siano vive o disperse. 

 Cronologia di una grave crisi nel Mediterraneo centrale: 26 – 28 febbraio

Dopo aver lasciato il porto di Burriana, in Spagna, diretta vero il Mediterraneo centrale, venerdì 19 febbraio, a seguito di ben sette mesi di blocco da parte delle autorità italiane, in appena 3 giorni, tra il 26 e il 28 febbraio, la nave umanitaria Sea Watch 3 ha soccorso 363 persone da 5 diverse imbarcazioni in pericolo. Lequipaggio della Sea Watch 3 ha persino dovuto prestare assistenza ad un sesto casostabilizzando la situazione con un trasbordo dei naufraghi dal gommone su delle zattere; la guardia costiera italiana è poi intervenuta per completare il soccorso e i circa 90 sopravvissuti sono stati sbarcati a Lampedusa. Alla nave umanitaria è stata assegnato Augusta come porto sicuro dalle autorità italiane. Mentre altri arrivi sono stati registrati a Lampedusa questo fine settimana (Ansa). 

Nel frattempo, vari naufragi mortali hanno continuato a verificarsi al largo della Libia. LOrganizzazione Mondiale per le Migrazioni (OIM) Libia riporta un naufragio avvenuto al largo della Libia quello stesso fine settimana in cui hanno perso la vita almeno 15 persone, secondo quanto ricostruito dai 95 sopravvissuti respinti in LibiaSecondo Alarm Phonei naufraghi a bordo di questa barca hanno chiamato la rete telefonica civile chiedendo aiuto a poche miglia al largo della costa libica ma l’intervento della guardia costiera libica è stato ritardato. 

Tra il 23 febbraio e il 1º marzo, sono già 443 le persone intercettate in mare e forzatamente riportate in Libia, portando a 4.029 il numero di persone respinte in Libia dall’inizio di quest’anno – un terzo del totale dei rimpatriati registrato nel 2020. Il 2 marzo, lUNHCR ha riferito dellennesima intercettazione e del ritorno di 100 persone in Libia due giorni dopo la loro partenza. 

Il TAR di Palermo sospende i fermi della Sea Watch 4, Ocean Viking fa scalo a Marsiglia 

 Il 2 marzo, Sea Watch ha annunciato che il Tribunale amministrativo di Palermo ha sospeso i fermi che da mesi bloccavano la Sea-Watch 4 nel porto di Palermo, in attesa che la Corte di Giustizia Europea si pronunci sul caso.  La nave umanitaria tornerà in mare il più presto possibile. 

 La nostra Ocean Viking è arrivata a Marsiglia il 1° marzo per uno scalo dopo settimane di quarantena delle nostre squadre a bordo, come richiesto dalle autorità sanitarie italiane dopo lultimo sbarco dei 422 sopravvissuti ad Augusta. Abbiamo in programma di tornare in mare il prima possibile dopo qualche lavoro di manutenzione e il rifornimento. 

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.

   

Sguardo sul Mediterraneo

Sguardo sul Mediterraneo #28 – Non si ferma il flusso di persone in fuga dalla Libia

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