SGUARDO SUL MEDITERRANEO #64 – Picco di partenze e aumento dell’insicurezza nel Mediterraneo centrale

SGUARDO SUL MEDITERRANEO #64 – Picco di partenze e aumento dell’insicurezza nel Mediterraneo centrale

La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

Picco di partenze dalla Tunisia e aumento dell’insicurezza nel Mediterraneo centrale.   

[07.07 – 21.07.23] 

Quasi 2000 vite salvate dalle organizzazioni civili in meno di due settimane.  

Il 7 luglio, la nave di soccorso Open Arms, gestita dalla omonima ONG, ha salvato 300 persone in sei diverse operazioni. I sopravvissuti sono sbarcati due giorni dopo nel porto di Brindisi. La nave Humanity 1 della ONG SOS Humanity ha salvato 204 persone in 4 distinti soccorsi in acque internazionali tra la Tunisia e Lampedusa l’11 luglio.  

La nave di soccorso Geo Barents, gestita da Medici Senza Frontiere (MSF), ha soccorso 462 persone da dodici imbarcazioni in difficoltà, undici delle quali partite dalla Tunisia. Durante questa lunga serie di salvataggi, sono stati assistiti dall’aereo Colibri della ONG Pilotes Volontaires e dalla nave di soccorso Mare*Go. Le autorità italiane hanno incaricato la Geo Barents di sbarcare 116 persone a Lampedusa, per poi procedere prima a Marina di Carrara e poi a Livorno per sbarcare i restanti sopravvissuti il 19 e 20 luglio. 

Nel frattempo, la nave di soccorso Rise Above della ONG Mission Lifeline ha assistito sette imbarcazioni il 16 luglio con il coordinamento del Centro italiano di coordinamento del soccorso marittimo. I 77 naufraghi sono sbarcati a Vibo Valentia il 17 luglio. 

Il giorno successivo, il veliero di salvataggio Nadir della ONG ResQship ha assistito 341 persone su otto imbarcazioni alla deriva nell’arco di 14 ore, in collaborazione con la Guardia Costiera italiana e gli aerei Colibrì. Hanno preso a bordo 138 persone e supportato altre quattro imbarcazioni. In serata, la Guardia Costiera italiana ha sbarcato 19 persone dal Nadir. Il 19 luglio, i 119 sopravvissuti hanno potuto sbarcare in sicurezza a Lampedusa.  

Il 20 luglio, la nave di soccorso Mare*Go ha assistito nove imbarcazioni in difficoltà con circa 400 persone. I sopravvissuti di otto imbarcazioni sono stati evacuati dalla Guardia Costiera italiana, mentre gli altri naufraghi sopravvissuti sono stati soccorsi da Mare*Go e sono sbarcati a Trapani il giorno successivo. 

La nave Life Support della ONG Emergency ha soccorso 184 persone in quattro salvataggi il 21 luglio. Tredici sopravvissuti sono sbarcati a Lampedusa, mentre gli altri sono sbarcati nel porto di Taranto.  

Aumento degli arrivi a Lampedusa e naufragio al largo di Sfax, in un contesto di intensificazione delle violenze e delle discriminazioni nei confronti dei migranti in Tunisia. 

Secondo il giornalista di Radio Radicale, Sergio Scandura, il 10 luglio sono arrivate a Lampedusa quasi 1200 persone in 24 ore.  Nella stessa settimana, al largo di Sfax, è avvenuto un naufragio che ha causato la morte di 46 persone. 

Angela Caponetto di Rainews24 ha riferito che tra il 20 e il 21 luglio, decine di persone sono state soccorse dalla Guardia Costiera italiana e sbarcate a Lampedusa. I superstiti sarebbero partiti principalmente dalla Tunisia. 

L’8 luglio, 1200 persone, tra cui una donna incinta e 29 bambini, sono state deportate dalle autorità tunisine e abbandonate nel deserto al confine tra Tunisia e Libia con poco cibo, acqua e riparo. In seguito a questo evento, sono state pubblicate dichiarazioni dell’UNHCR e di Human Rights Watch per sollevare preoccupazioni sul trattamento discriminatorio e sull’escalation di violenza nei confronti dei migranti subsahariani in Tunisia.  

Intercettazioni, rimpatri forzati e aggressioni da parte della Guardia costiera libica e segnalazioni di milizie libiche operanti in mare 

Il 7 luglio, mentre la nave di soccorso Ocean Viking gestita da SOS MEDITERRANEE e IFRC soccorreva 11 sopravvissuti da un’imbarcazione alla deriva in acque internazionali al largo delle coste libiche, sono stati esplosi colpi di arma da fuoco da una motovedetta della Guardia costiera libica a meno di 100 metri dall’equipaggio di soccorso e dai naufraghi. Si tratta del terzo incidente di quest’anno e si inserisce in un contesto di crescente insicurezza nel Mar Mediterraneo. Secondo il giornalista Sergio Scandura, la motovedetta è stata consegnata alla Guardia costiera libica dalle autorità italiane il 24 giugno. 

Il 18 luglio, un peschereccio italiano sarebbe stato preso di mira in acque internazionali da colpi sparati da una motovedetta della Guardia costiera libica. 

Il 9 luglio, Seabird ha assistito all’intercettazione di circa 250 naufraghi nella regione SAR maltese. I rapporti suggeriscono che l’intercettazione è stata condotta da una milizia della Libia orientale con stretti legami con il sedicente generale Haftar. Secondo Sea Watch, la stessa nave della milizia è stata coinvolta in un’intercettazione il 26 luglio, ancora una volta nella regione maltese di ricerca e soccorso. 

Lighthouse Reports ha pubblicato un rapporto sulla rete di contrabbando che ha organizzato la partenza della nave che si è rovesciata e affondata al largo di Pylos lo scorso giugno, causando la morte di quasi 600 persone, trovando stretti legami con il generale Haftar e con la milizia di Tariq Bin Ziyad che avrebbe condotto dei movimenti di recupero in acque maltesi a maggio e luglio. 

Il 20 luglio, Seabird ha assistito a un’altra intercettazione nelle acque internazionali al largo delle coste maltesi, questa volta condotta dalla Guardia costiera libica. Secondo l’Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (OIM), tra il 9 e il 22 luglio sono state intercettate 337 persone che sono state ricondotte forzatamente in Libia. 

Il Parlamento europeo si esprime a favore della missione di salvataggio europea, mentre le ONG lanciano una denuncia legale contro il decreto legge italiano e le navi di soccorso delle ONG vengono trattenute nei porti italiani 

L’11 luglio, a seguito di un controllo da parte delle autorità portuali di Civitavecchia, la Ocean Viking è stata trattenuta sulla base di un’insolita interpretazione dei regolamenti navali internazionali. Dieci giorni dopo, le autorità italiane hanno riconosciuto che la nave noleggiata da SOS MEDITERRANEE è effettivamente in regola con tutte le normative vigenti e la nave di soccorso è stata nuovamente libera di salvare vite umane. 

Il 13 luglio, le ONG Medici senza frontiere (MSF), Oxfam Italia, SOS Humanity, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) ed EMERGENCY hanno presentato un reclamo alla Commissione europea (CE) in merito alla legge italiana 15/2023 e alla pratica delle autorità italiane di assegnare alle navi delle ONG porti lontani per lo sbarco dei sopravvissuti salvati da situazioni di pericolo in mare. 

Lo stesso giorno il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione che richiedeva una missione di ricerca e salvataggio in mare. 

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.

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