Tre anni dopo la Dichiarazione di Malta SOS MEDITERRANEE denuncia come il sostegno dell’UE alla Guardia Costiera libica abbia ulteriormente peggiorato la situazione nel Mediterraneo centrale.

Tre anni dopo la Dichiarazione di Malta SOS MEDITERRANEE denuncia come il sostegno dell’UE alla Guardia Costiera libica abbia ulteriormente peggiorato la situazione nel Mediterraneo centrale.

Comunicato stampa, 31 gennaio 2020

Milano, Berlino, Ginevra, Marsiglia, Parigi

Tre anni fa, il 3 febbraio 2017, i governi europei hanno firmato la Dichiarazione di Malta che ha dato il via al potenziamento della Guardia Costiera libica nel Mediterraneo centrale.
I risultati sono stati la creazione di una area libica di ricerca e soccorso e di un centro di coordinamento per il salvataggio, finanziati dall’Europa. In passato erano le autorità marittime italiane a occuparsi del coordinamento delle emergenze nelle acque internazionali del Mediterraneo centrale; ora invece è la Guardia Costiera libica ad esserne ufficialmente responsabile. 

Le basi per una grande violazione del diritto internazionale

Da allora, SOS MEDITERRANEE è stata più volte testimone di come la Guardia Costiera libica respinge in Libia le persone intercettate. Ogni volta che una nave effettua un salvataggio nell’area, il centro di coordinamento dei soccorsi di Tripoli ordina di riportare i sopravvissuti sulle coste libiche, anche se il d un iritto marittimo internazionale impone che le persone vengano portate in un luogo sicuro, cosa che la Libia non è.

SOS MEDITERRANEE ha osservato in diverse occasioni come la Guardia Costiera libica agisca in modo imprevedibile e inaffidabile, mettendo ulteriormente in pericolo la vita umana. 

“Con la Dichiarazione di Malta, l’Unione Europea ha gettato le basi per una massiccia violazione del diritto internazionale, finanziata con il denaro dei contribuenti europei”, riassume Alessandro Porro, presidente di SOS MEDITERRANEE Italia. 

“L’Unione Europea deve difendere i suoi valori e istituire con urgenza un’operazione di salvataggio in mare degna del suo nome, rispettare il diritto marittimo e salvare vite umane in mare”, chiede Porro.

Secondo l’ISPI (istituto di studi politici internazionali), tra marzo 2017 e oggi sono state riportate in Libia circa 39.000 persone. Rispetto al numero totale degli arrivi in Italia e a Malta, in continuo calo negli ultimi anni, la quota di persone intercettate e rimpatriate illegalmente è notevolmente aumentata. 

“Mentre negli ultimi anni l’Unione Europea si è astenuta dal salvare vite umane in mare, contemporaneamente ha finanziato, addestrato ed equipaggiato la Guardia Costiera libica per intercettare le persone in fuga dal Paese. Vengono ricondotte a un ciclo di violenza e di abusi in una Libia devastata dalla guerra. Le persone soccorse dalla nostra nave continuano a raccontarci esperienze di torture, stupri, schiavitù e persino esecuzioni, e la maggior parte dei sopravvissuti sono feriti o traumatizzati. Uno degli elementi fondamentali di questa politica disumana è la Dichiarazione di Malta che è stata firmata dai capi di Stato europei nel febbraio 2017”, dice il presidente di SOS MEDITERRANEE Italia.

Mancanza di coordinamento nella ricerca e soccorso nel Mediterraneo centrale

SOS MEDITERRANEE ha avviato le operazioni di soccorso nel 2016, prima con la nave Aquarius e poi con la Ocean Viking. I soccorritori civili in mare sono stati coinvolti in numerosi casi di emergenza in cui la Guardia Costiera libica non ha risposto alle chiamate e alle e-mail che richiedevano un coordinamento e non ha fornito informazioni per assistere imbarcazioni come la Ocean Viking.

Pochi giorni fa, secondo l’UNHCR, più di 500 persone avevano urgente bisogno di aiuto nel Mediterraneo centrale. Nessuna autorità è riuscita a coordinare i soccorsi. Mentre l’Ocean Viking da sola ha condotto cinque salvataggi consecutivi in meno di 72 ore, la Guardia Costiera libica ha ammesso la sua mancanza di capacità di lanciare qualsiasi operazione.

“Gli eventi di questo fine settimana hanno dimostrato ancora una volta che c’è una totale mancanza di coordinamento per quei pochi mezzi che possono prestare assistenza. Le probabilità di trovare una barca in pericolo senza alcuna guida o informazione da parte delle autorità competenti sono molto scarse”. Domenica abbiamo risposto a due allarmi lontani 120 miglia,  nonostante avessimo già 223 sopravvissuti a bordo dopo tre impegnativi salvataggi notturni. Anche se tutte le imbarcazioni della zona sono state allertate, sapevamo che le persone in pericolo difficilmente sarebbero state soccorse senza il nostro coinvolgimento. Con un misto di fortuna e professionalità siamo riusciti a portare in salvo 407 persone a bordo dell’Ocean Viking. 

Senza la prospettiva di una stabilizzazione della Libia, la gente continuerà a tentare la pericolosa traversata del mare perché è l’unica via d’uscita da abusi sistematici. Senza uno sforzo coordinato per aumentare la capacità di ricerca e soccorso guidato dalla solidarietà tra gli Stati membri dell’UE, temiamo per le loro vite”, dice Alessandro Porro per SOS MEDITERRANEE.  

“Per quanto tempo ancora l’UE darà potere e finanzierà la Guardia Costiera libica? Stiamo parlando di migliaia di uomini, donne e bambini che muoiono in mare mentre gli Stati membri dell’UE continuano a finanziare un organismo di coordinamento marittimo che non ha la capacità di svolgere il suo mandato e non può in alcun modo offrire un porto sicuro”. Respingere le persone in pericolo in mare verso un luogo non sicuro e istruire altre navi a fare lo stesso è una violazione del diritto internazionale e marittimo”, dice Porro, presidente di SOS MEDITERRANEE Italia.

SOS MEDITERRANEE ribadisce l’immediata necessità di un coordinamento competente ed efficiente delle attività di ricerca e soccorse da parte delle autorità marittime e della ripresa di operazioni dedicate da parte dell’UE. Al di sopra di ogni altra considerazione, la prima priorità delle politiche europee deve essere quella di garantire il salvataggio di vite umane nel Mediterraneo centrale.