SGUARDO SUL MEDITERRANEO CENTRALE #30 – La crisi umanitaria nel Mediterraneo centrale innesca la richiesta di un’azione europea in risposta all’aumento dei naufragi, degli arrivi in Italia e dei rimpatri forzati

SGUARDO SUL MEDITERRANEO CENTRALE #30 – La crisi umanitaria nel Mediterraneo centrale innesca la richiesta di un’azione europea in risposta all’aumento dei naufragi, degli arrivi in Italia e dei rimpatri forzati

La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

          >Aggiornato 12 maggio 2021 

Oltre 700 persone salvate dalle navi delle ONG e della Marina Militare sbarcano in Sicilia 

Il 30 aprile scorso, il porto di Augusta è stato assegnato come Porto sicuro per le 236 persone salvate dalla Ocean Viking da due gommoni in acque internazionali al largo della Libia il 27 aprile. Tutti i sopravvissuti sono stati testati per il COVID-19 dalle autorità sanitarie italiane prima di completare lo sbarco il 1° maggio. L’equipaggio della Ocean Viking sta seguendo ora una quarantena di 14 giorni nel porto di Augusta, come richiesto dalle autorità sanitarie italiane. Nella loro ultima missione in mare, i team di SOS MEDITERRANEE sono stati testimoni delle conseguenze devastanti di una catastrofe sempre più drammatica, con un naufragio che non ha lasciato superstiti, un salvataggio simultaneo di due gommoni sovraccarichi, diverse intercettazioni da parte della guardia costiera libica e una grave mancanza di coordinamento e condivisione di informazioni da parte delle autorità marittime. 

Il 30 aprile 49 persone sono state salvate dalla nave Foscari della Marina Militare Italiana, in acque internazionali a nord di Tripoli. Si tratta del primo salvataggio condotto da una nave militare italiana nel Mediterraneo centrale da 20 mesi (l’ultimo era del settembre 2019). Lo sbarco è avvenuto a Pozzallo il primo maggio. 

La Sea Watch 4 della ONG tedesca Sea Watch, la cui detenzione è stata sospesa da un provvedimento provvisorio del tribunale amministrativo di Palermo, è partita per la sua seconda missione il 23 aprile. L’equipaggio ha salvato 455 persone in 6 operazioni tra il 28 aprile e il 1° maggio. La Sea Watch 4 ha assistito anche a diversi respingimenti operati dalla guardia costiera libica. Il porto di Trapani è stato assegnato come come Porto sicuro per le 455 persone a bordo della Sea Watch 4. 

Il fermo amministrativo della Sea Watch 4, il ritorno in mare della Aita Mari e la prima missione della Sea Eye 

L’8 maggio il fermo amministrativo della nave Sea Watch 4, sospeso dal Tar siciliano a marzo, è stato ripristinato. Lo ha disposto il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana (Cgars), rivedendo la decisione del Tribunale amministrativo della Regione Sicilia, che aveva esaminato e accolto la richiesta di sospensione del fermo. Lo stesso giorno, la nave Aita Mari, del collettivo spagnolo Salvamento Maritimo Humanitario, ha lasciato il porto di Adra, Almeria. In navigazione, l’equipaggio ha avvistato una barca in difficoltà con 16 persone a bordo all’altezza di Cartagena. La Aita Mari ha segnalato il caso di emergenza all’autorità di salvataggio spagnola Salvamento Maritimo e, successivamente, il salvataggio condotto dalla nave Guardamar Caliope. Sempre l’8 maggio, la Sea Eye 4, la nuova nave della ONG Sea Eye, ha lasciato il porto di Burriana, in Spagna, dirigendosi per la prima volta nel Mediterraneo centrale. Nel frattempo, la Alan Kurdi, la cui detenzione è stata sospesa dal tribunale amministrativo di Olbia, ha lasciato la Sardegna alla volta di un cantiere navale in Spagna. 

Almeno 40 morti al largo delle coste libiche e più di 7500 respingimenti forzati quest’anno 

Lunedì 10 maggio, i 42 superstiti di un naufragio che ha causato la morte di 24 persone sono stati riportati a Tripoli dalla guardia costiera libica. Un corpo è stato recuperato e 23 persone sono disperse, secondo l’UNHCR. Alarm Phone aveva trasmesso una richiesta di soccorso per questa stessa barca all’inizio della giornata. 

Secondo l’OIM, più di 1500 persone sono state intercettate dalla guardia costiera libica, appoggiata dall’UE, e riportate con la forza sulle coste libiche negli ultimi quattordici giorni. Più di 700 sono state intercettate solo domenica 9 maggio. Lo stesso giorno almeno cinque persone sono annegate quando il gommone su cui stavano cercando di fuggire dalla Libia si è rovesciato al largo della costa. Tra le vittime di questo naufragio c’è un bambino. 

La maggior parte delle persone che vengono riportate in Libia dopo i rimpatri forzati finiscono arbitrariamente detenute in uno dei famigerati centri di detenzione libici. Più di 7500 persone sono state intercettate mentre cercavano di fuggire dalla Libia quest’anno, mentre meno di 2500 persone sono state rimpatriate con la forza nello stesso periodo dell’anno scorso. All’inizio di questo mese, il 2 maggio, almeno undici persone sono morte in un naufragio al largo di Zawiya, in Libia. La guardia costiera libica ha recuperato 12 sopravvissuti. Poco si sa di un altro naufragio segnalato lo stesso giorno e che potrebbe aver causato fino a cinquanta morti secondo la Mezzaluna Rossa libica, come riportato da Al Arabiya. 

Oltre 2000 persone su almeno 20 imbarcazioni hanno raggiunto Lampedusa durante lo scorso fine settimana, mentre centinaia sono state segnalate in difficoltà nella Regione di ricerca e soccorso maltese. Più di 300 persone hanno raggiunto il porto autonomamente su una grande barca di legno, poche ore prima che la Guardia Costiera italiana portasse in salvo quasi 500 persone da un singolo peschereccio che stava andando alla deriva al largo dell’isola domenica scorsa, come ha riportato Mediterraneo Cronaca. Secondo la giornalista Angela Caponnetto, lunedì 10 maggio all’hotspot di Lampedusa erano già presenti 2000 persone, mentre gli sbarchi continuavano a susseguirsi. Durante lo stesso fine settimana, Alarm Phone ha trasmesso richieste di aiuto arrivate da sei barche in difficoltà nel Mediterraneo centrale. Secondo la ONG, più di 400 persone erano in pericolo in mare domenica notte. Non è stato ancora possibile confermare la sorte di tutte queste persone, mentre è noto che una delle barche è naufragata domenica pomeriggio e due potrebbero aver raggiunto Lampedusa. 

Circa 70 persone sono state salvate da una motovedetta delle forze armate maltesi e sbarcate a Malta martedì 11 maggio, come riporta Reuters. Alarm Phone aveva trasmesso per la prima volta una richiesta di soccorso da questa barca la sera prima. 

Anche la nave italiana Asso30, normalmente di stanza presso la piattaforma petrolifera Bouri, nella SAR Zone libica, ha condotto un salvataggio. Circa 20 persone, alcune delle quali ferite, sono state fatte sbarcare a Lampedusa martedì 11 maggio, riferisce Angela Caponnetto. Nel primo fine settimana di maggio, una breve finestra di bel tempo ha favorito altre partenze. Come riporta l’ANSA, 532 persone hanno raggiunto Lampedusa nella notte tra il 31 aprile e il 1° maggio su quattro imbarcazioni, una delle quali  trasportava 297 persone di origine subsahariana.  

Si levano richieste di azione e solidarietà europea: un ritorno all’Accordo di Malta sui ricollocamenti? 

In risposta agli ultimi eventi nel Mediterraneo centrale, sia l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) che l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) hanno dichiarato di essere profondamente preoccupati per la situazione nel Mediterraneo centrale, perché il numero di morti è aumentato di oltre il 200 per cento quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Flavio Di Giacomo, portavoce dell’OIM per il Mediterraneo, ha chiesto all’UE “un sistema di pattugliamento efficiente, sbarchi sicuri, chiarezza sui trasferimenti interni. Ma prima di tutto occorre rafforzare la presenza delle navi europee per ridurre il numero di coloro che vengono riportati nell’inferno libico”.  

In una conferenza stampa del 10 maggio, dopo un incontro con l’Alto Commissario per i rifugiati e un colloquio con il ministro dell’Interno italiano, il commissario europeo per gli Affari interni Ylva Johansson ha invitato gli Stati membri dell’UE a mostrare solidarietà all’Italia attraverso il ripristino del sistema di ricollocamento delle persone che arrivano sulle coste dell’Europa meridionale in tutti gli Stati membri dell’UE volontari, al fine di rispondere all’emergenza legata ai recenti sbarchi a Lampedusa. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati Filippo Grandi ha insistito sulla necessità di “un meccanismo più prevedibile e più efficiente guidato dagli Stati per salvare le persone in mare” e di “un meccanismo prevedibile per lo sbarco e il ricollocamento“. L’esecutivo dell’UE ha affermato martedì di non aver ancora raccolto da parte dei paesi dell’UE nessun impegno per la redistribuzione delle persone sbarcate recentemente in Italia. 

L’11 maggio si è tenuta, sotto la presidenza portoghese del Consiglio dell’UE, una conferenza sulla gestione delle migrazioni a Lisbona. I progressi nell’applicazione dei meccanismi di solidarietà proposti nel Patto per la migrazione e l’asilo, presentato dalla Commissione UE lo scorso settembre, sono stati lenti, ha detto il commissario UE per gli affari interni Ylva Johansson, mentre l‘Italia ha sottolineato nuovamente la necessità di ristabilire l’Accordo di Malta sui ricollocamenti. 

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.

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