Sguardo sul Mediterraneo #8

Sguardo sul Mediterraneo #8

Le opinioni espresse dalle fonti non rappresentano necessariamente il punto di vista di SOS MEDITERRANEE.

 

aggiornato il lunedì 1 giugno 2020, ore 9:00

425 persone soccorse in mare sono attualmente trattenute al di fuori delle acque territoriali maltesi su quattro traghetti turistici da crociera, noleggiati dal governo maltese; alcune di loro dal 1° maggio. Circa 106 sopravvissuti sono sottoposti alla quarantena sulla Moby Zazà, un traghetto noleggiato dalle autorità italiane al largo di Porto Empedocle. La scorsa settimana è stata anche marcata da diversi sbarchi autonomi e vari casi di emergenza nel Mediterraneo centrale. Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, circa 1.000 persone hanno tentato la traversata del Mediterraneo centrale durante il mese di Maggio, mentre centinaia di persone in fuga dalla Libia sono state intercettate in mare, forzatamente riportate in un paese in guerra e incarcerate. Le organizzazioni per i diritti umani esprimono preoccupazione per l’incremento delle partenze e temono naufragi in assenza di navi di soccorso nel Mediterraneo centrale.  

Situazione nel Mediterraneo centrale

 

Secondo l’ultimo aggiornamento marittimo dell’OIM, almeno 200 migranti partiti dalle coste libiche sono arrivati in Italia e a Malta nella seconda metà di maggio, e un totale di almeno 697 persone sono state intercettate in mare e riportate in un paese devastato dal conflitto.

 

Sabato 30 maggio, il centro di accoglienza di Lampedusa è stato “svuotato”, secondo l’agenzia Ansa. Gli ospiti – in tutto 184 – sono stati trasferiti, un  primo gruppo di 98 ha lasciato l’isola con motovedette della Guardia Costiera e la Guardia di Finanza. Altri 86, invece, sono stati imbarcati sul traghetto di linea per Porto Empedocle (AGI).

 

Domenica, 95 persone partite dalla Tunisia su una imbarcazione di legno, sono arrivate in autonomia all’interno delle acque territoriali italiane. Una volta intercettate e soccorse dalla Guardia Costiera, a tre miglia dalla costa, sono sbarcate a Lampedusa.

 

Gli esperti delle Nazioni Unite per i diritti umani hanno chiesto agli Stati di proteggere i diritti dei migranti e delle loro famiglie, indipendentemente dal loro status, durante e dopo la pandemia di COVID-19. Nei loro 17 Linee guida ai governi, gli esperti dell’Ohchr esortano gli Stati a «continuare le operazioni di ricerca e soccorso per le persone in pericolo in mare».

 

La BBC ha pubblicato un’inchiesta su una nave con a bordo 91 persone, scomparsa nel Mediterraneo il 9 febbraio scorso.

 

Un numero crescente di respingimenti verso la Libia

 

L’OIM-Libia ha confermato che 98 persone soccorse da una nave commerciale sono state riportate in Libia dalla marina libica nonostante il fatto che “la Libia non sia un porto sicuro” a causa della guerra civile in corso (Info migrants).

 

All’inizio della settimana, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati in Libia, ha dichiarato che due delle 315 persone intercettate e forzatamente riportate a Tripoli, sono decedute; mentre secondo l’OIM oltre 400 rifugiati e richiedenti asilo sono stati respinti in Libia dalla guardia costiera libica.

 

Nel 2020, circa 4.000 persone sono state intercettate o salvate a mare e riportate in Libia (OIM).

 

In Libia

 

Mentre il conflitto continua senza sosta nella capitale e nelle aree circostanti, le condizioni per i civili, in particolare i migranti e gli sfollati, stanno deteriorando rapidamente. Molti di coloro che sono stati intercettati o salvati e respinti in Libia quest’anno sono stati riportati in centri di detenzione non ufficiali dove possono facilmente cadere nelle mani di contrabbandieri e trafficanti. L’OIM ha segnalato in precedenza sparizioni da tali strutture e l’impossibilità di rendere conto di centinaia, se non migliaia, di persone respinte dalla guardia costiera.

 

Tre uomini sono stati condannati a Messina, a 20 anni di prigione per torture e sevizie su persone detenute in centri di detenzione libici, come racconta Avvenire.

 

Sul Irish Times, la giornalista Sally Hayden ha anche rivelato che un trentanovenne eritreo che aveva tentato di fuggire dalla Libia ed era stato respinto dalla Guardia Costiera libica nel 2018, è morto di un colpo di calore nel centro di detenzione di Zintan, in cui “la temperatura ha raggiunto i 42 gradi”, a metà maggio.

 

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) denuncia il massacro di 30 migranti in una sparatoria il 27 maggio scorso che ha coinvolto un trafficante libico, in un capannone a sud-ovest di Tripoli. Undici persone sono state anche gravemente ferite. “Questo crimine insensato ci ricorda ancora una volta quali siano gli orrori che i migranti subiscono per mano dei trafficanti in Libia”, ha affermato il capo della missione dell’Oim in Libia, Federico Soda.

Sguardo sul Mediterraneo

SGUARDO SUL MEDITERRANEO #39 – Rimpatri forzati, naufragi, raid e uccisioni nei centri di detenzione in Libia. L’ONU denuncia i crimini contro l’umanità commessi nel Paese.

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