Sguardo sul Mediterraneo #5

Sguardo sul Mediterraneo #5

Mentre i combattimenti continuano in Libia, le persone fuggono dal paese via mare, rischiando la vita. Il coordinamento degli eventi di ricerca e soccorso è irregolare. Alcuni sopravvissuti sono stati respinti in Libia mentre altri sono bloccati in mare al largo delle coste europee, in attesa dello sbarco di un porto sicuro. Nel contesto dell’epidemia globale di Covid-19, quasi tutte le navi di salvataggio non sono in grado di operare, il che aumenta notevolmente i rischi per questi uomini, donne e bambini che cercano di attraversare quel mare. Le navi Alan Kurdi e Aita Mari sono state immobilizzate dalle autorità italiane questa settimana, un mese dopo il loro ultimo salvataggio. Cronaca di una caotica settimana nel Mediterraneo centrale.

Centinaia di persone in fuga dalla Libia a rischio e altre bloccate a mare

È un fatto purtroppo accertato e di cui SOS MEDITERRANEE è testimone da diversi anni: il deterioramento del conflitto in Libia e l’arrivo di condizioni meterologiche primaverili sono  propizie alle partenze dalle coste libiche. E nonostante la situazione inedita di pandemia di Covid-19, questa situazione si ripete. Infatti, anche solo durante il primo fine settimana di maggio, diverse centinaia di persone hanno rischiato di perdere la vita in mare, tra la Libia e le coste europee.

Secondo ANSA, sono 422, complessivamente, i migranti sbarcati a Lampedusa dal 3 al 6 maggio.

Le 78 (o 79, cifre diverse) persone salvate nella notte tra il 2 e il 3 maggio dalla nave commerciale privata “Marina”, sotto il coordinamento di Malta, sono rimaste bloccate in mare in condizioni disastrose per 6 giorni, in quanto i porti maltesi e italiani più vicini erano ancora chiusi. Alla fine le autorità italiane assegnarono un porto sicuro e ai sopravvissuti fu permesso di sbarcare a Porto Empedocle, in Sicilia. Secondo i media italiani, tutti sono stati trasferiti in una struttura di un’altra provincia.

Ad oggi, 162 persone sono ancora bloccate in acque internazionali, al largo della costa maltese, a bordo di due navi da turismo organizzate dal governo maltese.

A seguito del charter di Captain Morgan “Europa II”, per 57 sopravvissuti salvati sotto il coordinamento delle autorità maltesi alla fine di aprile, questa settimana il governo maltese ha noleggiato una seconda nave di Captain Morgan la Bahari, per i 105 sopravvissuti salvati in due operazioni separate da Malta nella sua zona di ricerca e soccorso. Un gruppo vulnerabile di 18 donne e bambini tra coloro che erano stati salvati, era stato precedentemente portato direttamente a Malta. (The Independent).

Come riportato in precedenza, circa 183 persone salvate dalle navi civili Alan Kurdi e Aita Mari a metà aprile dopo aver completato la loro quarantena di 14 giorni sul traghetto italiano Raffaele Rubattino sotto la cura della Croce Rossa Italiana, sono state autorizzate a sbarcare nel porto di Palermo [Sguardo sul Mediterraneo#4]. I sopravvissuti sono stati trasferiti in varie strutture sul territorio..

Allo stesso tempo, anche gli equipaggi delle navi di salvataggio civili Alan Kurdi e Aita Mari sono stati autorizzati ad attraccare dopo 14 giorni di quarantena. Intendevano tornare in mare con brevi ritardi, ma il 5 e 6 maggio, entrambe le navi sono state immobilizzate dalle autorità italiane nel porto di Palermo.

Ritardi nei soccorsi e intercettazioni nel Mediterraneo

Il portavoce dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), Rupert Colville, si è dichiarato «profondamente preoccupato» per i recenti sviluppi nel Mediterraneo e ha chiesto agli Stati «una moratoria su tutte le intercettazioni e ritorni in Libia»in una nota alla stampa.

«Siamo profondamente preoccupati per le recenti segnalazioni circa la mancata assistenza e per i respingimenti coordinati di imbarcazioni dei migranti nel Mediterraneo centrale, che continua ad essere una delle rotte migratorie più letali al mondo». Per l’Ufficio Onu «i report secondo cui le autorità maltesi hanno richiesto alle navi commerciali di respingere in alto mare le imbarcazioni con migranti e rifugiati in pericolo sono di particolare preoccupazione».

« Il 15 aprile, la missione delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) ha verificato – si legge nella nota da Ginevra – che 51 migranti e richiedenti asilo, tra cui 8 donne e 3 bambini, a bordo di un natante sono stati respinti in Libia attraverso una barca privata maltese dopo essere stati prelevati nelle acque maltesi”. I migranti sono stati internati «dalle autorità libiche nel centro di detenzione di Tarik al-Sikka. Durante i loro sei giorni in mare, cinque persone sono morte e altre sette sono scomparse e si presume che siano annegate».

L’Onu si è detta inoltre preoccupata per «il fatto che alle navi umanitarie di ricerca e salvataggio, che di solito pattugliano l’area del Mediterraneo centrale, venga impedito di sostenere i migranti in difficoltà, in un momento in cui il numero di coloro che tentano di compiere il pericoloso viaggio dalla Libia all’Europa è aumentato drasticamente. A seguito della immobilizzazione delle navi di soccorso umanitario Alan Kurdi e Aita Mari, attualmente non esistono navi di soccorso e ricerca umanitaria attive nel Mediterraneo centrale. È stato inoltre affermato che i regolamenti e le misure amministrative sono utilizzati per ostacolare il lavoro delle ONG umanitarie. Chiediamo che le restrizioni sul lavoro di questi soccorritori siano immediatamente revocate. Tali misure stanno chiaramente mettendo a rischio vite umane».

Nei primi tre mesi dell’anno, si sono infatti quadruplicate le partenze dalla Libia, ma dal 9 aprile, sia l’Italia che Malta «hanno dichiarato i loro porti “non sicuri” per lo sbarco a causa del Covid-19 (…)». L’OHCHR ha ricordato che «nonostante COVID-19, le operazioni di ricerca e salvataggio dovrebbero essere mantenute e lo sbarco rapido garantito in un porto di sicurezza, garantendo nel contempo la compatibilità con le misure di sanità pubblica.» L’organizzazione ha anche ribadito che era «a conoscenza delle affermazioni secondo cui le richieste di soccorso ai centri di coordinamento del soccorso marittimo competenti sono rimaste senza risposta o sono state ignorate, il che, se è vero, mette seriamente in discussione gli impegni degli Stati interessati a salvare vite umane e rispettare i diritti umani.»

«Nel frattempo, la Guardia costiera libica – accusa l’Onu – continua a riportare a terra i barconi e collocare i migranti intercettati in strutture di detenzione arbitrarie, dove si trovano ad affrontare condizioni orribili tra cui torture e maltrattamenti, violenza sessuale, mancanza di assistenza sanitaria e altre violazioni dei diritti umani». Campi di prigionia che «sono ovviamente ad alto rischio di essere contagiate dal Covid-19».

Anche per questo, in conformità con le linee guida recentemente pubblicate su Covid-19 e sui migranti, l’OHCHR ribadisce che «gli Stati devono sempre rispettare i loro obblighi ai sensi dei diritti umani internazionali e del diritto dei rifugiati».

In occasione della Giornata dell’Europa e del 70º anniversario dell’Europa, Luca Casarini, Capo missione della ONG Mediterranea Saving Humans ha tenuto un discorso al Parlamento Ue chiedendo l’attuazione di un «corridoio umanitario in Libia» per consentire alle persone in pericolo di lasciare legalmente il paese. Dichiarò anche che la loro nave, la Mare Jonio, avrebbe ripreso le sue missioni salvavita in circa due settimane, dopo le riparazioni a bordo della nave.

Escalation della guerra in Libia

In Libia, i combattimenti continuano a infuriare e ad aumentare nella regione di Tripoli, la capitale del paese . Nonostante il fatto che la Guardia Costiera libica abbia dichiarato il porto di Tripoli non sicuro alla fine di aprile, a seguito del bombardamento del porto, le intercettazioni di imbarcazioni in difficoltà e i rimpatri forzati dei sopravvissuti sono proseguiti nelle ultime settimane. Inoltre, le strutture sanitarie sono state colpite da numerosi bombardamenti nelle ultime settimane.

Nella notte tra il 7 e l’8 maggio, l’OIM Libia ha riferito che il suo personale al porto principale di Tripoli in attesa dello sbarco di circa 25 persone intercettate e rientrate dopo aver cercato di fuggire dalla Libia via mare, ha dovuto evacuare il luogo mentre era sotto bombardamento. In un aggiornamento dell’8 maggio, l’OIM ha confermato che i sopravvissuti “sono stati sbarcati la scorsa notte e portati in un centro di detenzione non sotto la responsabilità del Dipartimento per il contrasto all’immigrazione illegale (DCIM). Sebbene l’OIM non abbia accesso a questa struttura, il personale sta cercando di dare seguito e fornire l’assistenza necessaria. L’OIM ha già segnalato sparizioni in questa struttura».

Secondo AFP, sulle rotte migratorie attraverso il deserto sub-sahariano, centinaia di persone continuano Migliaia di africani continuano a tentare la pericolosa traversata del deserto nonostante la pandemia di Covid-19.

Di fronte a questa situazione particolarmente grave nel Mediterraneo centrale, i team di SOS MEDITERRANEE si adoperano affinché l’Ocean Viking riprenda le sue operazioni di salvataggio il più rapidamente possibile. Stiamo formando una nuova squadra medica a bordo per prendersi cura dei futuri sopravvissuti, per proseguire l’attuazione dei protocolli di prevenzione contro il Covid-19 e per prepararci al meglio a riprendere la nostra missione urgente e fondamentale: salvare vite in mare.

aggiornato l’11maggio alle ore 11:00

Diclaimer. Questa pubblicazione non rappresenta necessariamente il punto di vista di SOS MEDITERRANEE.

 

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