SGUARDO SUL MEDITERRANEO #33 – Ancora denunce di abusi sui migranti detenuti in Libia, il numero di respingimenti raggiunge un nuovo triste record

SGUARDO SUL MEDITERRANEO #33 – Ancora denunce di abusi sui migranti detenuti in Libia, il numero di respingimenti raggiunge un nuovo triste record

   

La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

 

      >Aggiornato 23 giugno 2021 

 

Ancora denunce di abusi sui migranti detenuti in Libia, il numero di respingimenti raggiunge un nuovo triste record  

Più di 14.000 persone sono state intercettate dalla guardia costiera libica e respinte verso il paese nordafricano nei primi sei mesi di quest’anno. Solo il 13 giugno, più di 1.000 persone sono state intercettate in mare e riportate sulle coste libiche, un numero record di respingimenti in un solo giorno.  

L’aereo Seabird di Sea Watch è stato testimone di un’intercettazione da parte della guardia costiera libica nella regione di ricerca e soccorso maltese il 12 giugno. Nei due giorni precedenti, l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) avevano riferito che rispettivamente 200 e 450 persone erano state intercettate e riportate in Libia. La settimana scorsa, altre 260 persone hanno subìto la stessa sorte e tutte sono state mandate in centri di detenzione, secondo quanto riferito dall’OIM 

Nel frattempo, sono emersi rapporti che descrivono atroci abusi su ragazze nei centri di detenzione libici. Molte ragazze e giovani donne hanno riferito all’agenzia di stampa francese AFP (tramite l’emittente televisiva France24) e all’Associated Press di essere state abusate sessualmente dalle guardie sia nei centri di detenzione ufficiali che in quelli non ufficiali. Una di loro ha riferito di essere caduta nelle mani dei miliziani dopo essere stata intercettata in mare.  

Ieri, Medici Senza Frontiere (MSF) ha annunciato una sospensione temporanea delle sue attività in due centri di detenzione a Tripoli in seguito a “ripetuti episodi di violenza verso rifugiati e migranti”. Questi episodi di violenza includono pestaggi indiscriminati, abusi fisici e verbali da parte delle guardie e l’esplosione di colpi con armi automatiche, oltre al rifiuto di far accedere il personale medico per persone gravemente malate. MSF ha chiesto la fine della pratica di detenzione arbitraria dei rifugiati, dei richiedenti asilo e dei migranti in condizioni disumane in Libia.

  

La mancanza di un coordinamento legale del soccorso in mare fa sì che le persone salvate dalle navi mercantili non sempre raggiungono un luogo sicuro  

Il 12 giugno, la nave mercantile Ugur Dadayli ha salvato 97 persone in difficoltà a sud-est di Lampedusa. Il salvataggio sarebbe stato coordinato dal centro di coordinamento del salvataggio marittimo maltese. Le persone salvate sono state trasbordate su una nave della marina maltese o della guardia costiera e sono sbarcate a Malta la stessa notte.  

Due giorni dopo, più di 180 sopravvissuti recuperati dalla nave mercantile VOS Triton in acque internazionali nella regione libica di ricerca e soccorso sono stati consegnati alla guardia costiera libica e fatti tornare in Libia. Seabird, l’aereo di Seawatch, ha monitorato la scena e ha avvistato diverse persone gettarsi dalla barca di legno in difficoltà sulla quale viaggiavano per raggiungere la nave mercantile a nuoto. In reazione all’incidente, l’OIM e l’UNHCR hanno rilasciato un comunicato stampa congiunto sottolineando che “gli attori marittimi non dovrebbero essere obbligati a riportare rifugiati e migranti in luoghi non sicuri” e invitando gli Stati “a coordinarsi in modo che le navi mercantili che soccorrono persone in difficoltà ricevano rapidamente il permesso di sbarcare in un porto sicuro”.  

Oltre alla barca intercettata da VOS Triton il 14 giugno, Seabird ha individuato altre 9 barche in difficoltà. Secondo Sea-Watch, almeno una barca in difficoltà è stata intercettata e i superstiti sono stati respinti in Libia, mentre altre 2 barche sono state soccorse dalla Guardia Costiera italiana.  

Frontex ha dichiarato di aver individuato 19 barche che trasportavano un totale di 800 persone attraverso la sorveglianza aerea nel Mediterraneo centrale durante il fine settimana del 12 e 13 giugno.  Secondo quanto riferito da Mediterraneo Cronaca, nello stesso fine settimana, più di 1.000 persone su 16 barche hanno raggiunto Lampedusa autonomamente o sono state salvate al largo dell’isola. Oltre a questi, altri arrivi a Lampedusa e in Calabria sono stati segnalati dai media italiani durante la scorsa settimana.  

  

La presenza delle navi delle ONG si dimostra di nuovo vitale, mentre il presidente del Parlamento europeo chiede una missione di ricerca e soccorso europea  

 

Le navi di soccorso civile continuano ad essere una presenza vitale nel Mediterraneo centrale. L’equipaggio della nave di soccorso Geo Barents di Medici senza Frontiere (MSF) ha condotto un totale di sette salvataggi in meno di 48 ore, soccorrendo un totale di 410 persone tra uomini, donne e bambini tra il 10 e il 12 giugno. Cinque giorni dopo l’ultimo salvataggio, alla nave è stato assegnato il Porto Sicuro di Augusta per far sbarcare i sopravvissuti. Molte delle persone salvate da MSF hanno raccontato di essere state intercettate dalla guardia costiera libica in precedenti tentativi di fuga dal paese nordafricano attraverso il Mediterraneo centrale.  

La barca a vela Nadir della ONG tedesca ResQship ha aiutato 86 persone su una barca di legno in difficoltà nella regione maltese di ricerca e salvataggio. Mentre la Nadir è rimasta con l’imbarcazione in difficoltà, la guardia costiera libica è arrivata sul posto per riportare i naufraghi in Libia, ma i sopravvissuti sono stati alla fine trasbordati su una nave della Guardia costiera italiana che li ha portati in salvo nel nostro Paese.  

Il tribunale di Ragusa ha annullato le sanzioni contro Claus-Peter Reisch, capitano della Eleonore di Mission Lifeline. Anche la confisca della Eleonore è stata sospesa.  

Il 14 giugno, in un discorso di apertura di una conferenza interparlamentare di alto livello sulla gestione della migrazione e dell’Asilo in Europa, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha sottolineato il dovere di salvare vite in mare e la necessità di una missione europea di ricerca e soccorso, affermando “Credo che sia nostro dovere prima di tutto salvare vite. Non è più accettabile lasciare questa responsabilità soltanto alle ONG”. Il giorno prima, Papa Francesco aveva avvertito che il Mediterraneo è diventato il “più grande cimitero d’Europa” 

Amnesty International, Human Rights Watch e il Consiglio Europeo per i Rifugiati e gli Esiliati (ECRE) hanno pubblicato il 16 giugno un piano d’azione che comprende 20 raccomandazioni per le istituzioni dell’UE e gli stati membri per proteggere le persone in movimento lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Tra i punti elencati nel piano d’azione c’è un appello a garantire che le ONG siano in grado di svolgere le loro operazioni di salvataggio, anche attraverso un efficace coordinamento da parte delle autorità competenti.  

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.

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