SGUARDO SUL MEDITERRANEO #31 – Ancora naufragi, salvataggi, respingimenti e arrivi. Ricerca e Soccorso tornano nell’Agenda europea.

SGUARDO SUL MEDITERRANEO #31 – Ancora naufragi, salvataggi, respingimenti e arrivi. Ricerca e Soccorso tornano nell’Agenda europea.

 

La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

 

          >Aggiornato 26 maggio 2021 

 

Le ONG SAR attive nel Mediterraneo centrale salvano centinaia di vite, mentre continuano i fermi amministrativi 

Il 13 maggio Medici senza Frontiere (MSF) ha annunciato il suo ritorno alle attività di ricerca e soccorso con una nuova nave, la Geo Barents, battente bandiera norvegese. Il 24 maggionello stretto di Gibilterra, l’equipaggio ha salvato tre persone che sono state poi trasferite su una nave della guardia costiera, come richiesto dalle autorità marittime spagnole.   

Dopo aver ottenuto la Libera pratica (fine della quarantena) dall’autorità sanitaria del porto di Augusta lo scorso 16 maggio, la Ocean Viking ha raggiunto un cantiere navale italiano il 25 maggio per essere sottoposta ad alcuni lavori di manutenzione obbligatoria in bacino di carenaggio (a secco).    

La Aita Mari del collettivo spagnolo Salvamento Maritimo Humanitario sta attualmente pattugliando il Mediterraneo centrale. Dopo aver cercato un‘imbarcazione in difficoltà, segnalata da Alarm Phone il 23 maggio, la nave iberica ha comunicato che due navi mercantili maltesi hanno assistito il gommone fino all’intervento della marina tunisina per riportare le circa 95 persone a bordo verso Sfax, in Tunisia.     

Durante la sua prima missione in mare, la Sea-Eye 4 ha salvato 415 persone in sei distinte operazioni nel giro di 48 ore, tra il 15 e il 17 maggio. Tra i sopravvissuti, 150 erano minori. La Sea-Eye 4 ha ricevuto l’ordine da parte delle autorità italiane di sbarcare i superstiti a Pozzallo lo scorso 19 maggio. Lo sbarco dei sopravvissuti è stato completato il 22 maggio. L’equipaggio è ora in quarantena per 14 giorni nel porto di Pozzallo.   

Sempre il 19 maggio, la Sea-Watch 4 ha terminato la quarantena ed è ora ormeggiata al porto di Trapani, bloccata di nuovo dal ripristino del fermo amministrativo.  Lo stesso giorno, e la Sea-Watch 3 ha lasciato la Sicilia dopo 59 giorni di blocco con un permesso di Single Voyage (viaggio unico) verso un cantiere navale in Spagna.  

    

Almeno 67 morti al largo delle coste libiche nelle ultime due settimane e più di 9659 rimpatri forzati quest’anno   

Diversi tragici naufragi si sono susseguiti nelle ultime due settimane. Il 13 maggio 150 persone sono state intercettate e riportate in Libia. Secondo due sopravvissuti nigeriani, 17 persone erano disperse e si deve purtroppo supporre che siano annegate, secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM). Il 15 maggio, alcuni pescatori locali hanno salvato 62 persone in difficoltà al largo di Khoms, ma decine di persone sono disperse, secondo Alarm Phone. Il 18 maggio, un altro naufragio è avvenuto al largo di Sfax, Tunisia. Almeno 50 persone sono scomparse secondo i 33 sopravvissuti, tutti provenienti dal Bangladesh. Erano partiti il 16 maggio da Zwara, in Libia.     

Sono stati segnalati anche numerosi respingimenti operati dalla guardia costiera libica. Solo il 16 maggio, più di 650 persone sono state riportate a Tripoli. Due giorni dopo, più di 300 persone sono state respinte verso lo stesso porto, secondo l’UNHCR. Il 18 maggio, secondo Alarm Phone, una barca che trasportava circa 88 persone è stata intercettata dalla guardia costiera libica mentre si trovava nella regione di ricerca e soccorso maltese. Secondo Safa Msehli, portavoce dell’OIM, delle oltre 8000 persone intercettate e rimpatriate con la forza in Libia nel 2021, solo 4000 sono in centri di detenzione ufficiali, mentremigliaia sono disperse”.    

Il 17 maggio, la marina tunisina ha salvato più di 100 persone al largo dell’isola di Djerba, ha detto il ministero della difesa. I sopravvissuti hanno riferito che la barca era sgonfia e 47 di loro sono finiti in acqua prima di essere salvati.   

 

Si alzano molte voci per il ripristino di un’azione europea di ricerca e soccorso e per la redistribuzione di chi arriva in Europa.   

Il 17 maggio l’Irlanda ha accettato di trasferire dieci persone delle circa 2100 che avevano raggiunto le coste italiane nel corso della settimana precedente, diventando il primo e finora unico Paese europeo a rispondere alla richiesta di solidarietà di Roma e della Commissione europea. Una settimana prima, il primo ministro italiano Mario Draghi aveva riferito di negoziati con Francia e Germania per cercare di rilanciare l’accordo di Malta sui trasferimenti. Il 19 maggio, dopo un incontro con le ONG SAR tra cui SOS MEDITERRANEE Italia, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha chiesto all’Europa di “preparare una grande iniziativa di salvataggio in mare e una politica di accoglienza comune, degna della sua storia“. Il 24 maggio il commissario europeo per gli affari interni Ylva Johansson ha detto che il Tavolo degli Stati membri sul soccorso in mare si riunirà di nuovo prima dell’estate per garantire un dialogo con le ONG SAR, con le navi commerciali e le agenzie UE e internazionali 

Il 26 maggio, l’Ufficio delle Nazioni Unite (ONU) per i diritti umani ha pubblicato un rapporto intitolatoDisinteresse letale: Ricerca e soccorso e protezione dei migranti nel Mediterraneo centrale”. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Michelle Bachelet ha esortato l’Unione Europea (UE) e la Libia a cambiare le loro politiche sull Mar Mediterraneo. “Il rapporto invita le autorità libiche, gli Stati membri e le istituzioni dell’UE, e gli altri attori interessati a intraprendere azioni determinate ed efficaci per dispiegare operazioni SAR, sostenere il lavoro delle ONG umanitarie, e adottare un accordo comune e basato sui diritti umani per lo sbarco tempestivo di tutte le persone salvate in mare”, spiega Mirage News 

  

Cadono le accuse contro Rackete e Salvini. Il governo maltese è sotto inchiesta: avrebbe pagato la Libia per i respingimenti   

Il giudice per le indagini preliminari di Catania ha determinato il “Non luogo a procedere contro Matteo Salvini per aver ritardato lo sbarco dei sopravvissuti dalla nave Gregoretti della Guardia Costiera nel 2019. Secondo il giudice, non ci sono elementi per aprire un procedimento di primo grado. Salvini sarà invece processato a Palermo per il caso Open Arms.   

Il 20 maggio, le indagini contro l’ex capitano della Sea Watch 3 Carola Rackete sono state archiviate. Il giudice per le indagini preliminari di Agrigento ha accolto la richiesta di archiviazione della Procura, dichiarando che la capitana tedesca ha agito in conformità alle norme e in “stato di necessità”.  

Il 19 maggio, l’ex funzionario dell’Ufficio del Primo Ministro maltese Neville Gafá ha dichiarato che stava “operando sotto la giurisdizione libicaquando ha coordinato un respingimento di migranti su richiesta di Malta la domenica di Pasqua dello scorso anno. Carmelo Grech, il proprietario del peschereccio battente bandiera libica Dar Es Salaam 1 ha anche rivelato che il governo maltese ha pagato più volte per i respingimenti.   

  

Impennata di arrivi sulle coste europee   

Tra il 17 e il 18 maggio, un’ondata di arrivi senza precedenti è stata registrata nell’enclave di Ceuta, in Spagna, con quasi 9.000 persone arrivate via mare dal Marocco. Secondo le autorità spagnole, 7.500 persone sono già state rimandate in Marocco. Due persone sono morte per annegamento mentre cercavano di raggiungere Ceuta, mentre un giovane marocchino che ha cercato di impiccarsi venerdì si è salvato miracolosamente 

Secondo un nuovo rapporto di Frontex, il numero di persone che attraversano il Mediterraneo centrale è raddoppiato in aprile rispetto a un anno fa.  

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.

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