Sguardo sul Mediterraneo #23 – Quasi 450 persone soccorse in mare. Ma l’inizio del 2021 conta già decine di vittime 

Sguardo sul Mediterraneo #23 – Quasi 450 persone soccorse in mare. Ma l’inizio del 2021 conta già decine di vittime 

La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

>Aggiornato al 3 febbraio 2021 

Quattro operazioni di soccorso condotte da ONG e navi private al largo delle coste libiche 

Il 25 gennaio, l’Asso Trenta, una nave italiana di rifornimento offshore, ha fatto sbarcare a Lampedusa 75 sopravvissuti dopo averli salvati da un’imbarcazione in pericolo nei pressi di una stazione petrolifera al largo delle coste libiche dove opera la nave, riporta Mediterraneo Cronaca. 

Mentre il Mediterraneo centrale si trovava senza gran parte della flotta civile, la Ocean Viking, unica nave di soccorso civile in mare nelle ultime due settimane, ha provveduto tra il 25 e il 26 gennaio, allo sbarco di 373 sopravvissuti ad Augusta; dopo che tutti i sopravvissuti e lequipaggio erano risultati negativi al test per il Covid-19. Dopo settimane di maltempo, le condizioni al largo delle coste libiche sono migliorate all’inizio di questa settimana, il che ha portato a numerose partenze di persone che cercano di fuggire attraverso il Mediterraneo centrale su imbarcazioni di fortuna e sovraffollate, ha dichiarato Luisa Albera, coordinatrice dei soccorsi a bordo della Ocean Viking in un recente comunicato stampa. Nella sua prima missione dopo cinque mesi di detenzione, lOcean Viking ha soccorso 374 persone da quattro barche in pericolo in meno di 48 ore tra il 21 e il 22 gennaio. Le operazioni di salvataggio sono state condotte di giorno e di notte. Durante l’ultimo soccorso, diverse persone sono cadute fuori bordo prima di essere recuperate dalla squadra di soccorso. Tra i sopravvissuti anche 165 minori e 48 donne, tra cui 4 donne incinte. Il 23 gennaio scorso, una di loro, incinta di 8 mesi, è stata persino evacuata a causa di una gravidanza ad alto rischio che richiedeva cure mediche urgenti a terra. 

Due naufragi mortali segnalati e 452 persone forzatamente riportate in Libia 

La situazione umanitaria nel Mediterraneo centrale è sempre drammaticamentre il nostro team di soccorso era impegnato in intense operazioni di ricerca e salvataggio, continuavano ad arrivare segnalazioni di naufragi e intercettazioni operate dalla guardia costiera libica 

Il 19 gennaio, 43 persone sono morte in un naufragio al largo della Libia, dopo la partenza da Zawiya la stessa mattina. Dieci sopravvissuti al naufragio, riportati in Libia dalla guardia costiera libica, hanno raccontato gli eventi al personale dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) e del Comitato internazionale di soccorso (IRC) presente al punto di sbarco. “La barca, che è partita (…) dalla città di Zawya, si è capovolta a causa delle cattive condizioni del mare quando il motore si è fermato, solo poche ore dopo la partenza”riferiscono OIM e IRC, partner dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) a terra. Nella loro dichiarazione comune, le organizzazioni delle Nazioni Unite hanno ribadito la loro richiesta di un’urgente ripresa di operazioni europee di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo e la necessità di una solidarietà europea nei confronti degli Stati costieri: “Questa perdita di vite umane evidenzia ancora una volta la necessità di riattivare operazioni di ricerca e soccorso a guida degli Stati, una lacuna che le ONG e le navi commerciali stanno cercando di colmare nonostante le loro risorse limitate”, hanno dichiarato UNHCR e OIM, chiedendo “un cambiamento urgente e misurabile nell’approccio alla situazione nel Mediterraneo”: “mettere fine ai rimpatri in porti non sicuri, stabilire un meccanismo di sbarco sicuro e prevedibile seguito da una tangibile dimostrazione di solidarietà da parte degli Stati europei con i paesi che ricevono un elevato numero di arrivi. 

Due giorni dopo, un naufragio ha causato 17 vittime, secondo quanto riportato dall’OIM, dopo aver raccolto testimonianze dai sopravvissuti, in quanto 82 di essi sono stati forzatamente riportati nel paese nordafricano dalla guardia costiera libica. 

Nel complesso, tra il 19 e il 25 gennaio, 452 persone sono state intercettate e respinte in Libia dalla guardia costiera libica, secondo l’OIM. Gli aerei Colibrì di Pilotes Volontaires e Moonbird della Sea-Watch hanno assistito ad una di queste frequenti intercettazioni in mare, il 20 gennaio scorso, ma anche nelle giornate successive del 21 e del 22 gennaio, l’areo civile Moonbird è stato testimone diretto di altri due gravi respingimenti.  

I corpi delle vittime continuano a riemergere sulle coste libiche: tra il 26 gennaio e il 1º febbraio, sono 8 i cadaveri recuperati sulle coste libiche, secondo l’OIM. Dall’inizio dell’anno, si sa con certezza che 87 persone sono morte o scomparse nel Mediterraneo centrale, secondo il Progetto Missing Migrants dell’OIM, mentre gli arrivi autonomi in Italia sono diminuiti significativamente dall’inizio della stagione invernale. Tra il 26 e il 31 gennaio, 167 persone sono arrivate in Italia via mare, secondo l’UNHCR. Tra loro, 84 persone, di cui 37 donne e 18 minori, partite da Sfax, Tunisia, secondo Mediterraneo Cronaca 

Procedimenti giudiziari in corso in materia di ricerca e soccorso 

In una importante decisione pubblicata il 27 gennaio, che rende giustizia alle vittime del naufragio del 11 ottobre 2013 in prossimità di Lampedusa, il Comitato per i diritti umani delle Nazione Unite (OHCHR) ha affermato che l’Italia non ha tutelato il diritto alla vita degli oltre 200 migranti che erano a bordo della seconda nave affondata nel Mediterraneo nell’ottobre 2013. «L’Italia non ha risposto prontamente alle varie chiamate di soccorso dalla barca che affondava e che trasportava più di 400 adulti e bambini. Lo Stato italiano ha anche omesso di spiegare il ritardo nell’invio della sua nave della marina, ITS Libra, che si trovava a solo un’ora circa dalla scena », ha dichiarato l’OHCHR in un comunicato.   

L’udienza sul ricorso contro le misure cautelari che bloccano le navi di Sea-Watch è stata rinviata al 23 febbraio in attesa di una decisione sul procedimento da parte della Corte di Giustizia dell’UEIl 22 dicembre il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Palermo aveva disposto il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea dei ricorsi presentati da Sea-Watch contro i fermi amministrativi di Sea-Watch3 e Sea-Watch4. 

 

NOTIZIA DELL’ULTIM’ORA: 

Il 2 febbraio, la nostra nave ambulanza ha lasciato il porto di Augusta, in Sicilia, alla volta del Mediterraneo centrale, per continuare la sua missione nel Mediterraneo centrale: salvare vite umane. 

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.

   

Sguardo sul Mediterraneo

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