Sguardo sul Mediterraneo #21 – L’anno inizia: 265 persone soccorse in 48 ore

Sguardo sul Mediterraneo #21 – L’anno inizia: 265 persone soccorse in 48 ore

La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

>Aggiornato al 5 gennaio 2021 

265 persone soccorse in meno di 48 ore tra la fine del 2020 e l’inizio dell’anno nuovo  

La nave civile Open Arms dell’ONG spagnola Proactiva Open Arms ha soccorso 265 persone in due diverse operazioni la notte di Capodanno e il 2 gennaio scorso. Tutti i sopravvissuti sono stati sbarcati in una complessa operazione di trasbordo al largo di Porto Empedoclenella notte tra il 4 e il 5 gennaioGli adulti sono stati poi trasferiti su una nave quarantena, la Rhapsody, mentre i minori –che sono risultati tutti negativi a test rapidi anti-COVID prima dello sbarco– sono stati fatti sbarcare da motovedette al molo di Porto EmpedocleTra i sopravvissuti vi erano 51 minori non accompagnatineonati una donna incinta al nono meseNella prima operazione, il team a bordo di Open Arms aveva salvato 169 persone da una barca di legno che imbarcava acqua nella regione libica di ricerca e soccorsoNella seconda operazione, 96 persone sono state soccorse da una imbarcazione di legno in pericolo nella regione di ricerca e di soccorso maltese. Come riporta il Times of Malta, secondo l’ONG Alarm Phone, che era stata informata per prima della situazione di emergenza della seconda barca di legno, le autorità maltesi non hanno risposto alla richiesta di soccorso. 

Partenzegravi naufragi e respingimenti senza tregua 

In tragica continuità con gli eventi che caratterizzano ormai la storia del Mediterraneo e che hanno accompagnato tutto il 2020, la fine dell’anno è stata segnata da altri naufragi e ritorni forzati in Libia. 

 Il 24 dicembre, un cadavere è stato ritrovato sulle coste libicheMentre lo stesso giorno un ennesimo gravissimo naufragio è avvenuto al largo delle coste tunisine, con almeno 20 vittime (e una stima di 20 dispersi), la maggior parte subsaharianidopo che una barca non adatta alla navigazione che trasportava circa 40 persone si è capovolta al largo di Sfax. Secondo Il Manifesto, « dei 20 corpi (senza vitarecuperati dalla Guardia Costiera tunisina19 appartenevano a donnequattro delle quali erano incinte ». La guardia costiera tunisina e alcuni pescatori hanno tratto in salvo 5 superstiti mentre dopo il naufragio si continuava a cercare i numerosi dispersi (Avvenire).  

Il 26 dicembre, la rete di monitoraggio civile Alarm Phone, contattata da alcuni familiari dei giovani a bordo, ha segnalato una imbarcazione in pericolo partita dalla Libia con circa 13 persone a bordo, scomparsa poi nel nulla. Il loro destino rimane finora sconosciuto. Alarm Phone, ha diramato l’allarme la mattina del 26 alle guardie costiere italiana e maltese. Né l’Italia né Malta, a quanto risulta finora, hanno organizzato operazioni sistematiche di ricerca e soccorso. Di giorno in giorno è così maturata la convinzione di un altro naufragio fantasma, l’ennesimo dell’anno.  

Nei primi cinque giorni del nuovo anno, il Progetto Missing Migrants dell’OIM riporta 15 morti nel Mediterraneo centraleSecondo quanto riferito dallOIM, il 3 gennaiootto persone sono state segnalate come scomparse in mare da sopravvissuti che erano stati rimpatriati in Libiamentre oltre 160 persone sono state intercettate in mare e forzatamente respinte in Libia dalla guardia costiera libica. Tra loro cerano almeno 9 donne, una delle quali incinta, e 11 bambinicome riferito dallUNHCR. 

Nel 2020, almeno 779 persone sono morte nel Mediterraneo centrale (OIM)  un bilancio certamente sottostimatoche non tiene conto di tutti coloro che sono morti in naufragi invisibili e senza testimoni. Senza contarepoi, le 11.891 persone intercettate in mare e forzatamente respinte in Libia dall’inizio dell’anno, un luogo di abusi sistematici e torture note a tutta la comunità internazionale. 

Vari sbarchi autonomi nonostante le cattive condizioni meteo 

Nonostante il mare agitato e le onde alte, in queste ultime due settimane sono stati segnalati diversi sbarchi autonomi nella zona di Lampedusa, Pantelleria e Crotone da media italiani e organizzazioni internazionali. 

Secondo Alarm Phonetre barche sono anche arrivate a Lampedusa in 24 ore tra il 23 e il 24 dicembre, e l’OIM segnala una barca con 65 persone a bordo arrivata dalla Libia il 24 dicembreNegi stessi giornioltre 110 persone sono sbarcate a PantelleriaSecondo la giornalista di Rai News 24 Angela Caponnettouna barca a vela dalla Turchia è arrivata nel Crotonese il 23 dicembre scorso.  

 Ancora, il 27 dicembreoltre un centinaio di persone sono arrivate sull’isola di Lampedusa dopo che la loro barca è stata scaraventata su una scogliera dal mare mosso (Sicilia reporter)La settimana successivail 31 dicembre, una barca con 20 persone a bordo è arrivata autonomamente a Lampedusa. 

Secondo il Viminale, sono 34.134 le persone sbarcate sulle coste italiane nel corso del 2020. Nel 2019 furono 11.471, mentre nel 2018 furono 23.370.   

Seconda causa legale intentata contro l’Italia per la detenzione di navi umanitarie, mentre 5 navi delle ONG sono ancora bloccate

Il 23 dicembre il Tribunale Amministrativo Regionale (TAR) di Palermo ha disposto il rinvio alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea dei ricorsi presentati da Sea-Watch contro le detenzioni amministrative delle navi Sea-Watch 3 e Sea-Watch 4. Il TAR ha chiesto alla Corte europea di pronunciarsi sulla legittimità dell’applicazione della direttiva europea 2009/16/CE (sui controlli da parte dello Stato di approdo) a qualsiasi nave umanitaria battente bandiera straniera. Il tribunale amministrativo regionale ha rinviato la sua decisione sulla richiesta di Sea-Watch di sospendere le detenzioni fino al 26 gennaio, in attesa di sapere se la Corte europea applicherà o meno la procedura accelerata.  

 Il 5 gennaio, Sea-Eye ha intentato una causa contro la detenzione della nave di salvataggio Alan Kurdi presso il tribunale amministrativo di Cagliari. Secondo l’ONG tedesca, il tribunale dovrebbe ora decidere sulla legalità della detenzione in una procedura d’urgenza. La nave è in stato di fermo in Sardegna da tre mesi. 

 Anche in queste ultime due settimane, il Mediterraneo centrale è rimasto quasi privo di navi umanitarie nella zona di ricerca e di soccorso (SAR) dove avvengono i naufragi. Cinque navi ONG umanitarie non sono infatti in grado di operare, a causa dei vari fermi amministrativi. SOS MEDITERRANEE esprime il suo pieno sostegno ai loro equipaggi nel loro sforzo di tornare in mareI nostri team medici e di soccorso sono sottoposti a un periodo di quarantena, mentre stanno preparando il ritorno in mare della Ocean Viking dopo il suo rilascio avvenuto il 21 dicembre scorso.

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.

   

Sguardo sul Mediterraneo

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SGUARDO SUL MEDITERRANEO #37 – Una persona su due è stata rimpatriata in Libia. Continua la crisi umanitaria in mare.

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SGUARDO SUL MEDITERRANEO #36 – Ancora barche in pericolo, corpi recuperati e record di respingimenti in mare

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SGUARDO SUL MEDITERRANEO #35 – Centinaia di donne, bambini e uomini salvati e assistiti in mare da mezzi di ricerca e soccorso civili, mentre continuano le intercettazioni da parte della Guardia Costiera libica

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