Mentre a La Valletta si aprono i lavori sul soccorso in mare, le autorità italiane danno il permesso alla Ocean Viking di sbarcare i 182 sopravvissuti in Italia.

Mentre a La Valletta si aprono i lavori sul soccorso in mare, le autorità italiane danno il permesso alla Ocean Viking di sbarcare i 182 sopravvissuti in Italia.

SOS MEDITERRANEE chiede agli stati Europei di creare un meccanismo per gli sbarchi che sia prevedibile e condiviso e non ad hoc per ogni soccorso.

Mediterraneo Centrale – Domenica sera la Ocean Viking, nave umanitaria operata da SOS MEDITERRANEE in partnership con Medici Senza Frontiere (MSF) ha ricevuto istruzioni dal Maritime Rescue Coordination Center (MRCC) di Roma di procedere verso Messina, Italia, per far sbarcare le 182 persone soccorse in mare.

Per la seconda volta in una settimana le autorità italiane aprono i porti alle persone vulnerabili soccorse nel Mediterraneo Centrale da una nave SAR umanitaria. SOS MEDITERRANEE è sollevata da questa decisione e accoglie l’indicazione dell’Italia che mette fine a cinque giorni di sofferenze e inutile attesa. Secondo il diritto marittimo le persone soccorse in mare devono essere sbarcate in un luogo sicuro al più presto possibile (Place of Safety POS).

Lunghe ricerche e tre operazioni di salvataggio in assenza di coordinamento libico

Nelle ultime tre settimane passate in mare, la Ocean Viking è stata coinvolta in molte operazioni di ricerca e soccorso (SAR). Pur avendo informato, come di dovere, il Joint Rescue Coordination Center (JRCC) di Tripoli dei casi SAR segnalati nella zona di ricerca e soccorso libica, la Ocean Viking non ha avuto alcuna guida dall’autorità competente, creata nell’estate 2018 e riconosciuta dall’International Maritime Organization.

Infatti, fra il 17 e il 18 settembre, la Ocean Viking ha individuato a vista 3 imbarcazioni in pericolo e ha dovuto completare le operazioni di soccorso in totale assenza di coordinamento del JRCC libico.

Inoltre, in seguito alla richiesta di assegnazione di un luogo sicuro fatta dalla nave all’autorità competente nella zona SAR libica il 17 settembre, il JRCC ha risposto il giorno successivo con l’indicazione del porto di Al-Khums.

“Alla luce delle linee guida e delle disposizioni del diritto internazionale, non siamo nella posizione di dirigerci verso un porto libico, poiché non può essere considerato un luogo sicuro. Le persone soccorse, ora a bordo della nostra nave, sono in fuga da questo paese e, se ricondotti lì, corrono il rischio di subire abusi, torture, sfruttamento e violenze sessuali”, ha detto Nicola Stalla, coordinatore SAR a bordo della Ocean Viking. Perciò, la nave ha dovuto rifiutare e richiedere l’assegnazione di un altro porto che rispondesse alla definizione di luogo sicuro secondo i criteri del diritto marittimo internazionale.

In seguito, giovedì 19 settembre, i soccorritori di SOS MEDITERRANEE, insieme con MSF, hanno soccorso altre 35 persone da una barca di legno nella zona SAR di Malta. Le autorità marittime maltesi, dopo aver coordinato l’operazione di soccorso, hanno trasferito i 35 sopravvissuti a bordo di una nave militare per farli poi sbarcare a Malta, come previsto dal diritto internazionale.

Bisogno urgente di creare un meccanismo europeo coordinato per gli sbarchi

Non è sostenibile pensare di poter continuare con la prassi corrente che vede i singoli stati europei negoziare per il ricollocamento delle persone soccorse in mare per giorni prima di assegnare un porto e permettergli di sbarcare. Ciò, tra l’altro, è in netto contrasto con il diritto internazionale marittimo. In più, considerata la totale assenza di altre navi umanitarie di soccorso nel Mediterraneo Centrale in questo momento, è inaccettabile che SOS MEDITERRANEE ed MSF siano bloccate in mare e non possano concentrarsi sulla loro missione salvavita.

 “C’è una totale inadeguatezza delle forze di Ricerca e Soccorso nel Mediterraneo Centrale. Non sappiamo – e non sapremo mai – quante persone sono scomparse in queste acque senza testimoni. È inaccettabile che le persone che sono sopravvissute a questa rotta pericolosissima, che vengono salvate da imbarcazioni inadatte alla navigazione e pericolosamente sovraffollate, siano bloccate in mare per giorni e a volte settimane prima di poter trovare un luogo sicuro. C’è un bisogno urgente che venga firmato un accordo europeo che possa mettere fine ai ripetuti blocchi in mare delle navi di ricerca e soccorso” ha aggiunto Nicola Stalla.

SOS MEDITERRANEE è consapevole della volontà degli stati europei di trovare un approccio coordinato per ricevere le persone soccorse in mare. I ministri degli interni riuniti a La Valletta oggi hanno l’opportunità di dimostrare solidarietà ai paesi costieri e stabilire un sistema coordinato, sostenibile e prevedibile per gli sbarchi, che sia in linea con la legge marittima internazionale. Sarebbe un primo passo importante per migliorare la situazione nel Mediterraneo Centrale in cui la vita delle persone è messa in pericolo a causa del fallimento generale del sistema di ricerca e soccorso.

© Photo credit: Hannah Wallace Bowman/SOS MEDITERRANEE

SOS MEDITERRANEE è un’organizzazione umanitaria europea interamente finanziata dalla popolazione solidale a livello globale e dall’appoggio della società civile.

È un’associazione umanitaria indipendente da qualsiasi schieramento politico e da qualsiasi ideologia religiosa, e si fonda sul principio del rispetto degli esseri umani e della loro dignità, senza distinzioni in base a nazionalità, identità etnica, credo religioso, appartenenza sociale o politica.

SOS MEDITERRANEE è un network europeo composto da associazioni in ItaliaGermaniaFrancia e Svizzerache supportano le operazioni di soccorso in mare e le attività di testimonianza e sensibilizzazione. La sua azione si fonda sulla mobilitazione di cittadini di diversi Paesi europei, che desiderano manifestare solidarietà nei confronti di persone che, spinte da condizioni disumane e inaccettabili, fuggono attraverso il Mediterraneo, rischiando la propria vita in mare su imbarcazioni precarie.