La nave Aquarius ormeggiata a Marsiglia al termine della sua rotazione più impegnativa

La nave Aquarius ormeggiata a Marsiglia al termine della sua rotazione più impegnativa

SOS MEDITERRANEE: Il Consiglio Europeo porta a «contraddizioni e incongruenze» nel quadro dei salvataggi in mare

 

La nave Aquarius, noleggiata da SOS MEDITERRANEE e gestita in partnership con Medici Senza Frontiere (MSF), è approdata venerdì 29 giugno nel porto di Marsiglia per una sosta tecnica regolare, al termine della sua quarantesima «rotazione» di tre settimane, una delle più complesse e impegnative dall’inizio della sua missione due anni fa.

 

Mentre gli Stati europei si ostinano nel fare prevalere le considerazioni politiche sulle vite umane, la Aquarius si prepara a riprendere il mare il più presto possibile, dopo una chiara valutazione di un contesto più che mai sfavorevole.

 

Ormeggio a Marsiglia alla fine della rotazione più estenuante del Aquarius

 

Venerdì 8 giugno 2018 la Aquarius ha lasciato il porto di Catania in Sicilia, il suo consueto porto di attracco, per una nuova missione di salvataggio in mare. Meno di 24 ore dopo, a 100 km dalla costa libica, la Aquarius è stata mobilitata dal Centro di Coordinamento del Soccorso di Roma (MRCC) per il salvataggio di due gommoni in difficoltà. 229 persone sono state salvate in condizioni critiche, ma almeno due persone sono state segnalate come disperse dai superstiti. Quella stessa notte, la Aquarius ha accolto a bordo altre 400 persone con quattro trasbordi, poi ha ricevuto dalle autorità marittime italiane l’istruzione di fare rotta verso nord per lo sbarco dei superstiti.

 

Mentre le convenzioni marittime obbligano l’autorità di coordinamento del soccorso a fare approdare prontamente i superstiti nel porto sicuro più vicino, due giorni di incertezza e un coordinamento confuso sono sfociati nell’istruzione di fare rotta verso Valencia in Spagna.

 

Dopo lo sbarco dei 630 naufraghi a Valencia in Spagna domenica 17 giugno, SOS MEDITERRANEE ha denunciato una «Odissea forzata e inaccettabile» e ha ancora una volta esortato i capi di Stato e di governo europei ad assumersi le proprie responsabilità e a mettere urgentemente in campo un modello europeo di salvataggio basato sul rispetto dei diritti umani fondamentali.

 

Il 23 giugno, di ritorno nel Mediterraneo centrale, la Aquarius ha svolto una ricerca attiva, in coordinamento con il MRCC di Malta, di una imbarcazione in pericolo segnalata dalle autorità marittime maltesi al largo delle coste tunisine. L’imbarcazione non è mai stata trovata.

 

Il 24 giugno Aquarius ha ricevuto tramite Navtex, un sistema d’allarme di cui sono dotate tutte le navi, 7 segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà nelle acque internazionali a est di Tripoli, con un potenziale di 1000 persone a bordo.

 

Quando è arrivata nella zona di soccorso la Aquarius ha appreso che le imbarcazioni erano state intercettate dalla Guardia costiera libica e che più di 800 persone erano state ricondotte in Libia. Non è stata fornita nessuna precisazione sulle condizioni delle imbarcazioni o su potenziali vittime. Alla fine della giornata, la Aquarius ha visto una vedetta della Guardia costiera libica – con diverse centinaia di persone a bordo sui ponti esterni – dirigersi verso la Libia.

 

Lunedi, quando doveva raggiungere un porto per la sua sosta tecnica regolare (cambio equipaggio, approvvigionamento di viveri e carburante), la Aquarius si è vista rifiutare l’ingresso in un porto maltese, senza alcuna spiegazione. Consapevole di non essere più la benvenuta in Italia, dove di solito fa il suo scalo tecnico, la Aquarius ha proseguito la navigazione verso nord, in direzione del porto di Marsiglia in Francia, dove è arrivata venerdì 29 giugno.

 

«Durante questa rotazione,  la Aquarius è stata testimone di tre situazioni inaccettabili: la prosecuzione senza tregua delle partenze e del dramma umano quotidiano nel Mediterraneo centrale, l’intensificarsi delle intercettazioni della Guardia costiera libica che riporta i naufraghi verso l’inferno, e la strumentalizzazione e la criminalizzazione dell’obbligo giuridico del salvataggio in alto mare da parte della classe politica europea», ha detto Nicola Stalla, coordinatore dei soccorsi di SOS MEDITERRANEE a bordo della Aquarius.

 

Consiglio europeo: “contraddizioni e incongruenze”

 

Mentre la Aquarius entrava nel porto di Marsiglia, si stava concludendo il vertice del Consiglio Europeo, dedicato in gran parte alla questione delle migrazioni nel Mediterraneo Centrale.

 

SOS MEDITERRANEE si rammarica del fatto che i capi di Stato e di governo non abbiano compreso l’urgenza di fornire risposte concrete al dramma umanitario che si svolge nel Mediterraneo quando il tema è stato finalmente posto al centro dell’agenda politica.

 

Le soluzioni delineate per lo sbarco delle persone soccorse in mare sono confuse, lontane dall’essere concrete, e non offrono attualmente un quadro d’azione per le navi coinvolte nelle operazioni di salvataggio.

 

Peggio ancora, i 28 riaffermano la loro volontà di rafforzare le capacità di intercettazione della Guardia costiera libica, che sono in diretto conflitto con le stesse convenzioni marittime e umanitarie cui sostengono di ispirarsi. Lo stesso 28 giugno un centro di coordinamento di soccorso in Libia è stato formalmente registrato dall’organizzazione marittima internazionale.

 

Tuttavia, è riconosciuto da tutti che la Libia non offre nessun “porto sicuro”.

 

«I risultati del vertice del Consiglio Europeo e la formalizzazione da parte della Organizzazione Marittima Internazionale di un Centro di Coordinamento dei soccorsi in Libia vanno ad aggiungersi alle contraddizioni e alle incongruenze del quadro in cui si svolgono le operazioni di ricerca e soccorso nel Mediterraneo Centrale. È urgente tornare a una lettura rigorosa del diritto come unico e solo fondamento all’assistenza di persone in pericolo», ha detto Francis Vallat, Presidente di SOS MEDITERRANEE Francia.

 

Di fronte a questi importanti sviluppi, il nostro dovere di marinai è quello di tornare in mare il più presto possibile, una volta rivalutate le condizioni nelle quali proseguire la nostra missione.

FOTO Guglielmo Mangiapane/SOS MEDITERRANEE

SOS MEDITERRANEE è un’organizzazione umanitaria europea per il salvataggio in mare sostenuta dalla società civile. Il Network europeo è composto da associazioni in Italia, Francia, Germania e Svizzera. Dal febbraio 2016 siamo attivi nel Mediterraneo con la nave di Ricerca e Soccorso AQUARIUS, un’imbarcazione di 77 metri che può ospitare sino a 550 –massimo 750 persone a seconda delle condizioni meteo e marittime. AQUARIUS è gestita in collaborazione con MSF (Medici senza Frontiere) Olanda e a bordo opera un equipaggio internazionale: lo staff nautico, una squadra di ricerca e salvataggio (SAR) e personale medico con esperienza. Dall’inizio della nostra missione ad oggi sono più di 28.000 le persone salvate ed accolte a bordo della nave AQUARIUS. Le operazioni di SOS MEDITERRANEE nel Mediterraneo Centrale sono finanziate unicamente dalla società civile. Il costo delle attività di ricerca e soccorso in mare è elevato: 11.000 euro al giorno, necessari per pagare il noleggio della nave, il suo equipaggio, il carburante e l’insieme delle attrezzature necessarie per accogliere, nutrire e curare le persone soccorse.