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La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

[19.12.22]

Nasce un bambino sulla nave di una ONG di salvataggio durante i continui tentativi di fuga dalla Libia via mare all’inizio dell’inverno.

Il 1° dicembre, circa 250 persone sono state soccorse da due motovedette della Guardia Costiera italiana. Secondo Adnkronos, dal 1° al 7 dicembre, un totale di 788 donne, uomini e bambini sono stati soccorsi dalla Guardia Costiera italiana nel Mediterraneo centrale. L’8 dicembre più di 200 persone, tra cui 32 minori, sono state soccorse dalla Guardia Costiera italiana mentre si trovavano a bordo di imbarcazioni in pericolo.

Tra il 4 e il 6 dicembre, la nave di Medici Senza Frontiere, Geo Barents, ha salvato 254 donne, uomini e bambini in tre diverse operazioni. Il 7 dicembre una donna ha partorito a bordo e poi è sbarcata con il suo bambino insieme agli altri tre figli a Lampedusa. Anche un’altra donna incinta di 9 mesi è sbarcata lo stesso giorno a Malta. Due giorni dopo, un ragazzo di 14 anni che viaggiava da solo è sbarcato in Sicilia. I 248 superstiti rimasti sono tutti sbarcati a Salerno l’11 dicembre.

 

Nel frattempo, tra il 4 e il 6 dicembre, 261 donne, uomini e bambini sono sbarcati dalla nave Humanity 1 della ONG SOS Humanity, in tre operazioni condotte in collaborazione con la nave Louise Michel. L’11 dicembre tutti i sopravvissuti sono sbarcati a Bari, in Italia. Il 6 dicembre Louise Michel ha soccorso 33 persone da una piccola barca di legno. Due giorni dopo sono sbarcati sull’isola di Lampedusa.

A seguito di questi sbarchi in Italia, Matteo Piantedosi, ministro dell’Interno, ha dichiarato che la decisione è stata presa perché “l’imminente maltempo avrebbe messo a rischio le persone a bordo“. Il 12 dicembre, il capo del governo italiano, Giorgia Meloni, ha annunciato che la prossima settimana saranno condivise “nuove norme” sull’argomento.

Rimpatri forzati in Libia: nuove indagini dimostrano l’implicazione dell’agenzia di frontiera dell’UE Frontex

Il quotidiano francese “Le Monde” ha pubblicato il 24 novembre un’inchiesta che svela l’origine di sette immagini aeree pubblicate dalla Guardia Costiera libica sulle proprie pagine Facebook. Secondo il media francese, sono state scattate dalle apparecchiature di sorveglianza di Frontex, sottolineando come “le attività dell’agenzia europea facilitino le intercettazioni illegali dei libici nel Mediterraneo, mentre Frontex ha sempre sostenuto di non collaborare con la guardia costiera libica”.

 

Il 12 dicembre, l’ONG Human Rights Watch e l’agenzia Border Forensics hanno pubblicato una ricerca multimediale che dimostra che “la sorveglianza aerea di Frontex avalla abusi” fornendo informazioni di sorveglianza aerea alle autorità libiche allo scopo di intercettare le persone in fuga dagli abusi, sapendo che dopo la cattura saranno ricondotte in Libia.

 

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) non ha registrato nessuna intercettazione e nessun rimpatrio forzato in Libia tra il 20 e il 26 novembre. Tuttavia, dal 27 novembre al 10 dicembre, 1.712 uomini e donne sono stati intercettati dalle autorità marittime libiche e rimpatriati con la forza sulle coste libichee.

Il 29 novembre, un membro del parlamento tunisino ha condiviso il video di una violenta intercettazione nel Mediterraneo centrale da parte delle guardie costiere tunisine. Lo stesso giorno, una grande imbarcazione di legno con a bordo 500 persone è stata intercettata al largo di Tobruk, nella Libia orientale. Secondo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, il numero di partenze dalla costa orientale della Libia è aumentato dall’inizio dell’estate.

Funzionari dell’UE accusati di aver preso parte a crimini contro l’umanità nel Mediterraneo centrale

Il 29 novembre 2022, alti funzionari degli Stati membri dell’UE e delle autorità dell’UE, tra cui l’ex capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini, l’attuale ed ex ministro degli interni italiano, l’attuale ed ex primo ministro di Malta e l’ex direttore esecutivo dell’Agenzia europea per le frontiere Frontex, Fabrice Leggeri, sono stati oggetti di una comunicazione da parte della Corte penale internazionale (ICC) dell’ONG tedesca Centro europeo per i diritti costituzionali e umani (ECCHR) che chiede l’apertura di un’indagine. L’agenzia dell’UE e i funzionari degli Stati membri sono accusati di aver commesso diversi “crimini contro l’umanità sotto forma di grave privazione della libertà fisica” tra il 2018 e il 2021 sviluppando e attuando politiche che partecipano all’intercettazione di imbarcazioni nel Mar Mediterraneo e ai rimpatri forzati di persone in Libia.

Un “piano d’azione” per il Mediterraneo centrale approvato dall’Unione Europea

Il 25 novembre il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato il piano d’azione presentato dalla Commissione UE per il Mediterraneo Centrale proponendo una serie di 20 misure con gli obiettivi dichiarati di: “ridurre la migrazione irregolare e non sicura, fornire soluzioni alle sfide emergenti nel settore di ricerca e soccorso e rafforzare la solidarietà contro la responsabilità tra gli Stati membri.” Il 1° dicembre, l’ONG Human Right Watch ha descritto queste proposte come “un’altra opportunità persa per l’Unione europea di reimpostare le sue politiche miopi e dannose riguardo questa cruciale rotta migratoria“.

Il 23 novembre, l’OIM ha pubblicato un’analisi del Missing Migrants Project. Da quando il progetto ha iniziato a documentare i decessi nel 2014, più di 50.000 persone hanno perso la vita durante i movimenti migratori. Più della metà di questi decessi (25.104) si sono verificati nel Mar Mediterraneo, l’80% dei quali è stato registrato lungo la rotta del Mediterraneo centrale. Tuttavia, questo triste record è molto probabilmente sottostimato a causa del numero imprecisato di naufragi senza testimoni.

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.