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La seguente pubblicazione di SOS MEDITERRANEE vuole far luce sugli eventi che si sono verificati nel Mediterraneo centrale nelle ultime due settimane. «Sguardo sul Mediterraneo» non è inteso come un aggiornamento esaustivo, ma si propone di trattare le questioni relative alla ricerca e soccorso che si verificano nell’area in cui operiamo dal 2016, sulla base di rapporti di diverse ONG, organizzazioni internazionali e articoli dalla stampa internazionale.

Centinaia di vite salvate dalle organizzazioni di soccorso civili, mentre con l’arrivo dell’autunno le condizioni metereologiche nel Mediterraneo centrale iniziano a peggiorare

In una settimana, le organizzazioni civili di ricerca e soccorso hanno salvato più di 850 persone in condizioni di difficoltà nel Mediterraneo centrale.

L’equipaggio di Sea Watch 3 ha salvato 412 persone in sette operazioni di soccorso. Dopo tre evacuazioni mediche e diversi giorni di attesa, Pozzallo è stato assegnato come porto per lo sbarco dei sopravvissuti della Sea Watch 3.

All’alba del 18 ottobre, la barca a vela Nadir della ONG Resqship ha soccorso 34 persone da due imbarcazioni in difficoltà nell’area di ricerca e soccorso maltese. L’equipaggio ha atteso i soccorsi per quasi due giorni prima che gli venisse detto di sbarcare i sopravvissuti – tra cui 16 neonati e una donna in stato avanzato di gravidanza – a Lampedusa.

Il 19 ottobre, l’equipaggio di Aita Mari, nave di soccorso dell’ONG Salvamento Maritimo Humanitario, ha soccorso 105 persone in acque internazionali nella regione di ricerca e soccorso maltese. Cinque giorni dopo, Trapani è stato indicato alla nave come luogo sicuro per sbarcare i sopravvissuti.

Tra il 22 e il 24 ottobre, l’equipaggio della nave di salvataggio di MSF Geo Barents ha soccorso più di 350 persone in mare, svolgendo operazioni di salvataggio in condizioni meteorologiche critiche.

Il 23 ottobre, la guardia costiera italiana ha salvato 339 persone al largo della costa calabrese a bordo di un vecchio peschereccio arrugginito partito da Tobruk, in Libia.

Capitano italiano condannato per aver sbarcato sopravvissuti in Libia, il Papa denuncia i respingimenti forzati in Paesi non sicuri

Il capitano della nave da rifornimento offshore italiana Asso Ventotto è stato condannato a un anno di carcere per aver riportato in Libia persone soccorse in mare. Nel 2018, l’equipaggio della nave ha soccorso 101 persone vicino alla piattaforma petrolifera di Sabratha e le ha riportate in Libia nonostante l’obbligo di sbarcare i sopravvissuti in un luogo sicuro, come impone la legge marittima. Il tribunale di Napoli ha dichiarato il capitano colpevole di reato d’abbandono, come riporta “Il Fatto Quotidiano”.

La situazione dei richiedenti asilo e dei rifugiati in Libia nel frattempo rimane grave. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati ha condannato i raid e gli arresti arbitrari effettuati dalle autorità libiche all’inizio di questo mese e ha invitato la comunità internazionale “a offrire più vie legali per la sicurezza al di fuori della Libia”. L’agenzia ha ottenuto l’autorizzazione a riavviare i voli di evacuazione umanitaria.

Papa Francesco, secondo quanto riferito da AGI, ha esortato gli Stati a non rimandare i migranti in paesi non sicuri come la Libia, paragonando gli orrori della detenzione arbitraria nel paese a Lager. Il Papa ha chiesto che venga data priorità al salvataggio in mare e agli sbarchi e che vengano stabilite vie legali per l’immigrazione e l’asilo. In un’intervista a Le Monde, Jean-Paul Cavalieri, capo missione dell’Unhcr in Libia, ha affermato che “quasi tutti i migranti sbarcati in Libia dalla guardia costiera libica finiscono nei centri di detenzione”.

Nel frattempo, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni riferisce che 846 persone sono state intercettate in mare e riportate in Libia dalla Guardia costiera libica nella settimana dal 17 al 23 ottobre. È stata denunciata la scomparsa di una persona.

La Procura chiede l’archiviazione delle accuse contro Mare Jonio, mentre in Sicilia inizia il processo contro l’ex ministro Salvini

I pm della regione siciliana di Agrigento hanno chiesto l’archiviazione del procedimento a carico del capitano e armatore della Mare Jonio, nave di soccorso della Ong Mediterranea. La Procura ha chiesto al giudice che presiede le indagini preliminari di far cadere le accuse di “agevolazione aggravata della migrazione irregolare e violazione del codice della navigazione italiano” a seguito del salvataggio di 30 persone condotto nell’area di ricerca e salvataggio libica e del loro successivo sbarco a Lampedusa nel maggio 2019.

Il 23 ottobre è iniziato in Sicilia il processo contro l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini. Matteo Salvini è accusato di sequestro di persona e abuso d’ufficio per aver impedito alla nave di soccorso Open Arms di sbarcare i sopravvissuti in un porto italiano nell’agosto 2019. La Open Arms è rimasta ormeggiata al largo di Lampedusa, senza autorizzazione ad attraccare, per 19 giorni, inizialmente con più di 160 persone a bordo. La prossima udienza è fissata per il 17 dicembre.

Il nostro “Sguardo” resta sul Mediterraneo. Per garantire testimonianza di quel che avviene nel Mediterraneo Centrale e per onorare i morti e i dispersi. Continuiamo a osservare e a raccontare.